Anche per Curzio Malaparte, ambiguo ed eccentrico protagonista della scena culturale e letteraria dell’Italia del Ventennio, arriva il tempo della fine. La guerra, certo, è terminata da un pezzo e la fama di intellettuale di punta, nonostante tutto, non l’ha abbandonato. La Morte, però, non può più aspettare e gli si presenta direttamente, nella stanza della clinica romana dove si trova ricoverato, vestita ovviamente di nero e con il volto di una bellissima donna. Kurt Erich Suckert – questo il suo vero nome – non si potrà più salvare, ma ha l’occasione di espiare le sue colpe, dettando a due angeli un ultimo romanzo. Che è ambientato a Capri, nell’estate del 1939, tra feste sfarzose e turisti eccellenti, dove lo stesso Malaparte gioca un ruolo da protagonista assoluto, prima di essere accusato di omicidio e di finire, così, nelle grinfie dell’Ovra, potente polizia segreta del regime. Lo scrittore, infatti, viene sospettato di aver ucciso Pam Reynolds, caduta misteriosamente da un dirupo qualche anno prima, in uno dei luoghi più suggestivi dell’isola. Forse lo ha accusato l’odioso e pavido Sturmbannführer che si era invaghito della giovane poetessa e che lui stesso aveva sfidato e vinto a duello, proprio sul ciglio del burrone. O forse Mussolini ha deciso di sbarazzarsi definitivamente di lui; lui che nella sua coscienza porta i segreti e le vergogne del delitto Matteotti. O forse, ancora, si trova nel bel mezzo di un intrigo ordito dai nazisti, che per soddisfare la sete del Führer per l’occulto pare vogliano impadronirsi proprio della villa del padre di Pam, collegata chissà come con il centro della terra. Fatto sta che deve fuggire, non farsi trovare, e indagare, aiutato dal suo fidatissimo cane e dal principe di Sirignano, per cercare di capire come sottrarsi a un destino che pare segnato. Riuscirà a farla franca? Soprattutto, riuscirà questa storia a convincere la Morte?
Non c’è niente di convenzionale in Malaparte; non c’è nella sua vita, non c’è nei suoi scritti. Il romanzo rende bene l’idea, come la sviluppa altrettanto efficacemente il romanzo nel romanzo, un giallo picaresco e spionistico dal finale barocco, che a Malaparte sarebbe senz’altro piaciuto: non solo per l’eccentricità della trama, quanto per il suo essere un condensato di malapartismo spinto, talmente inverosimile dal rasentare la pura e semplice verità di un personaggio mai completamente sincero, eppure particolarmente affascinante ed efficace. La scena del delitto, allo stesso modo, è lussureggiante e surreale, una Capri all’ennesima potenza dei suoi profumi, dei suoi colori e dei vip che la eleggono, trasfigurandosi, a palcoscenico di amori, divertimenti e segreti. Su tutto domina Casa come Me, il tempio-rifugio assoluto, il mausoleo per la celebrazione di un protagonista che si vuole smisurato, misura egli stesso del mondo e delle cose, e che naturalmente, in un scenario in cui nulla è come sembra, se la cava egregiamente. Non è questa raffigurazione, tuttavia, a giustificare i meriti del libro abilmente intessuto da Monaldi e Sorti, che pure prende ispirazione da un fatto realmente accaduto. E che viceversa gioca sulla sensazione del disorientamento e del contrasto. L’equivoca e brillante grandezza del loro eroe non basta, infatti, a guadagnargli la salvezza dell’anima. Né sono sufficienti i ricordi tormentosi delle trincee del fronte occidentale a spiegarne l’umanità lacerata. È come se l’ultimo romanzo, dettato alla Morte, nel suo essere degna impronta del suo stesso Autore, contribuisse a condannarlo definitivamente, nella sua doppiezza, nella costante rimozione dell’opportunismo che lo ha reso complice e indifferente di ogni evento, anche di quelli più drammatici. Ciò che conta è scamparla e vincere, sempre: ma sul più bello, caro Malaparte, la Morte non si fa ingannare. Morte come Me ha partecipato all’ultimo premio Strega, rilanciando l’ipotesi di uno Strega ad honorem per il discusso scrittore italo-tedesco. Premio o non premio, poco importa: La pelle e Kaputt sono libri che si sono conquistati già un posto d’onore, e che oggi, forse, soltanto il miglior Carrère sarebbe in grado di concepire. Ma il fatto è che, per Malaparte, l’ammirazione corre sempre sul filo del disgusto; ed anche questo è un modo per restare invariabilmente unico, anche post mortem.
Recensioni (di Pier Mario Fasanotti, di Roberta Scorranese, di Mirella Serri)
Citofonare Malaparte (di Michele Masneri)
Recensione di Tecnica del colpo di Stato (su questo sito)

Gli Alleati risalgono l’Italia in modo irresistibile e il colonnello Martin von Bora, ex ufficiale dell’Abwehr, lascia Roma: deve raggiungere il suo nuovo comando sugli Appennini. Siamo nel giugno del 1944, la Wehrmacht sta cercando di assestarsi in prossimità della Linea Gotica. Bora, però, viene bloccato lungo il percorso, perché per lui gli ordini sembrano improvvisamente cambiati. Il suo passato lo richiama in sevizio. Senza che le SS lo sappiano, deve fermarsi a Faracruci, un piccolo paese sul massiccio del Gran Sasso, per tentare di recuperare un carteggio di importanza fondamentale, quello tra Mussolini e Churchill. Durante la prigionia di Campo Imperatore, l’ex Duce lo avrebbe consegnato in gran segreto a Luigi Borgonovo, un oppositore del regime confinato da anni nel remoto borgo abruzzese. Bora ha pochi giorni, perché non può permettersi che la sua missione venga vanificata dagli americani, dai partigiani o dallo stesso esercito tedesco. Ha capito, infatti, che anche nelle alte sfere dei comandi berlinesi si sta giocando una partita complessa; e lui, in fondo, sa da che parte stare. Tuttavia Borgonovo non vuole rivelare il suo segreto, e a complicare il tutto ci si mette anche un misterioso omicidio: nella piazza di Faracruci viene ritrovato il corpo morto di un uomo sconosciuto. Dal paese, nel frattempo, sono fuggiti anche i Carabinieri. Bora, unico ufficiale presente, si sente quasi costretto ad indagare, con la speranza di essere aiutato, in ciò, da Borgonovo, con cui vuole entrare in confidenza. Si apre in tal modo un giallo nel giallo, un mistero le cui radici affondano nel primo conflitto mondiale e negli intrighi più contorti della sparuta comunità locale, dei suoi notabili e dei poveri contadini che da sempre lavorano per loro. La detective story si articola ora per ora nel microcosmo di Faracruci, ma sullo sfondo delle grandi manovre militari e delle sorti fatali dell’Italia e della Germania.




