Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno (Lucio Dalla)

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La vittoria dei secondi (da ultimouomo.com)

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Eco-terrorist sentenced to read Malcom Gladwell (da theguardian.com)

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Leggere Benjamin (da leparoleelecose.it)

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Elena Loewenthal. Contro il giorno della memoria (da doppiozero.com)

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Le prose di Zanzotto non sono inferiori alle poesie. È un dato acquisito che i brevi saggi contenuti in questo libro avvalorano ancora una volta. Però c’è un dettaglio importante: i piccoli articoli del volume provano ulteriormente che quella che il grande autore veneto vi conduce non è l’illustrazione di una poetica nel senso comune del termine. È il tentativo di spiegare l’“irruzione dell’inatteso” (così la chiama), che, in generale, sta al principio della letteratura e che, nello specifico, genera e perpetua l’intimo rapporto dell’autore stesso con il suo paesaggio. È una relazione erotica, in primo luogo, di stampo classico. Come tale è assunzione imprevista di un fattore costitutivo del cosmo e, al contempo, fonte del “necessario appoggio” che, nell’agnizione e nella decifrazione di quel fattore, Zanzotto trova nel dialetto (epifania situata del logos). È una sorta di liebender Kampf (Karl Jaspers chiamava così la ricerca della verità filosofica…), ma con risultati inattesi e personalissimi, che scaturiscono, avvinti alla lingua madre, da una specifica armonia di natura, di uomini e di insediamenti, di esperienze e di vissuti in un certo modo ricomposti. Difendere un paesaggio, dunque, equivale a garantirsi l’accessibilità ad un imprinting e ad un linguaggio originari e, allo stesso tempo, a proteggere un equilibrio antropologico. Ecco: questo è il piccolissimo, ma importante, dettaglio che dischiudono gli interventi zanzottiani raccolti con cura da Matteo Giancotti, cui si deve anche un’incisiva e bella introduzione.   

I brani – che non seguono una traiettoria cronologica – sono ordinati in cinque parti: Una certa idea di paesaggio; Mio ambiente natale; Un’evidenza fantascientifica; Quasi una parte integrante del paesaggio; Tra viaggio e fantasia. Le prime tre sono concepite per dare l’idea di una progressione. Si passa, innanzitutto, dall’emozione di uno sguardo panico, e quindi antico, così come tradotto anche dalla grande pittura veneta tra Quattrocento e Cinquecento, alla rassegna di alcune località notevoli – e ispiranti – del Veneto di montagna, di collina e di laguna (a quest’ultimo proposito, Venezia, forse è un saggio magistrale dell’uso sapiente di un microscopio potentissimo, applicato ai tessuti apparentemente disomogenei di un ecosistema davvero unico al mondo). Si prosegue, poi, da questa topografia quasi sacra, alla constatazione preoccupata di uno sviluppo economico e urbanistico miracoloso eppure regressivo, di fronte al quale continuare ad interrogarsi, come per percorrere una strada di civismo dell’osservazione: “Bisogna capire che salvare il paesaggio della propria terra è salvarne l’anima e quella di chi l’abita”. La quarta parte è dominata da una sorta di zen della campagna, tra la figura del contadino Nino e un omaggio al poeta Luciano Cecchinel, uno dei più autorevoli sodali di Zanzotto. L’ultimo capitolo, invece, è fatto di itinerari e di visite sentimentali, nelle quali la realtà non è mai tanto ricca e autentica come quella che si può implementare per via di immaginazione e di intuizione. Segue, in appendice, la trascrizione di un documentario video girato per la Rai sul Quartier del Piave.      

Zanzotto riesce ad attirare e a sedurre anche nella lunghezza e nella ricercatezza delle frasi. I periodi ci avviluppano come se fossero felci, salici, ortensie, come se si trattasse, cioè, della verzura più disparata. Infiorescenze verbali e significati si affastellano, in un pensiero che si chiarisce solo nel corso del suo articolarsi e scoprirsi per iscritto: un po’ perché si compiace nella tentazione dell’analisi metalinguistica, un po’ perché i suoi frutti non possono mai essere veramente predefiniti. Né mancano diffusi e sofisticati riferimenti alla tradizione (a Petrarca su tutti). Chi ritiene che Best Thinking sia sinonimo di Writing Clearly è avvisato: in Luoghi e paesaggi non troverà pane per i suoi denti. E (pure) non troverà motivi di spensierata e bucolica distrazione. Non si può dire, tuttavia, che Zanzotto sia scrittore dalla formulazione involuta o noiosa. La questione si può riassumere così: poiché è lo sguardo che cattura le parole, allora, a seconda del caso, e senza che vi sia premeditazione, le parole possono essere sottilmente evocative – con la semplicità e con l’opportunità disarmanti dell’espressione dialettale, ad esempio – o tremendamente scolpite – quando il dubbio de intivarghe o no (come direbbe il Nostro) si fa più forte ed esige, in definitiva, il ricorso alla più azzeccata, densa e stratificata delle locuzioni colte. Se la ricerca si scopre nobile all’improvviso, è legittimo che anche la lingua si armi di raffinato cesello.

Recensioni (di Niccolò Scaffai, di Giulio Ferroni, di Raoul Bruni, di Silvio Ramat, di Bianca Garavelli)

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La rivoluzione privata di Chodasevic (da ilgiornale.it)

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Piccola posta del 25 gennaio 2014 (da ilfoglio.it)

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E i giuristi francesi sacrificano il “buon padre di famiglia” (da 27esimaora.corriere.it)

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L’Europa in perenne trincea (da ilmanifesto.it)

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