Napoleone crolla e al Congresso di Vienna, tra il 1814 e il 1815, si gettano le basi della Restaurazione, cominciando dalle spartizioni territoriali. Ma c’è un punto, sulle carte topografiche, in cui la matita dei negoziatori ha tracciato un confine incerto. È un piccolo spazio di 3,4 Km², tra la Prussia e il regno olandese; una terra di nessuno, che non è così facile da attribuire, perché è appetita da entrambi gli stati. Vi si trovano una ricca miniera di zinco e, soprattutto, uno stabilimento industriale, che lavora quel minerale in modo innovativo e incredibilmente efficiente. Comincia qui la storia – tutta vera – del territorio neutrale di Moresnet, destinato a restare tale, conteso presto anche dal Belgio, per un secolo intero, finché sarà travolto e cancellato dalla prima guerra mondiale. Nel frattempo, però, Moresnet sperimenta i problemi e le possibilità dovuti all’ambiguità del suo singolare regime. L’Autore di questo libro ne fa una divertita e romanzata rassegna. È ben vero che gli abitanti di Moresnet non hanno più una cittadinanza certa e che per loro è difficile anche sposarsi. E poi c’è il dilemma della legge applicabile e del giudice cui rivolgersi in caso di controversie. Tuttavia Moresnet è una sorta di paradiso fiscale, che se consente il contrabbando e altre manovre speculative sui più vari tipi di merci, non impone troppe tasse, neanche agli operai più poveri. E le autorità che dovrebbero vigilare sono lontane e svogliate. Ciò che è chiaro è che, ad un certo punto, pur facendo discutere a lungo politici e giuristi di tutta Europa – c’è anche chi ritiene che il suo vero cuore sia l’azienda che ne sfrutta i giacimenti minerari e che dunque abbia una singolare natura commerciale – Moresnet potrebbe diventare qualsiasi cosa: un nuovo Principato di Monaco, ad esempio, meta ideale per i più ricchi giocatori d’azzardo di tutto il mondo; o un piccolo e tranquillo Stato in formazione, con propri fantomatici e preziosi francobolli, ma senza l’oppressione di un vero Governo. Perfino gli esperantisti ci mettono gli occhi, dandogli un inno ufficiale e immaginando che proprio lì la loro lingua universale possa radicarsi e accreditarsi definitivamente. Già censita da Graziano Graziani nel delizioso Atlante delle micronazioni, ma parimenti riscoperta anche da altri scrittori, la vicenda di Moresnet non è soltanto un curioso accidente; è una lezione spassosa ed efficace sugli elementi costitutivi dello stato, sul rapporto centrale tra fatto e diritto, e sul ruolo fondamentale del controllo delle risorse economiche come fattore agglutinante per originali soluzioni istituzionali. Leggere questo libro permette di comprendere, ancora una volta, che le idee e le esperienze maturate dalla statualità nel corso della sua storia plurisecolare offrono una lente assai utile per comprendere tante questioni presenti.

Recensione (di L. Fazzini)

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