In occasione della pubblicazione, nel 2004, del suo bel volume sulle Interpretazioni e trasformazioni della Costituzione repubblicana – una delle letture più formative in cui può imbattersi qualsiasi studioso di diritto pubblico – Sergio Bartole aveva suscitato un vasto dibattito. Sul sito dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, infatti, gli si era presto “opposto” Giovanni Bognetti, con una lunga recensione, alla quale, tuttavia, lo stesso Bartole aveva “replicato”, sempre nella stessa sede. La discussione si era gradualmente estesa anche alle pagine delle più importati riviste di settore, coinvolgendo altri interpreti e dando vita ad una serie di confronti stimolanti e di nuove riflessioni, capaci di riproporsi per diversi anni e di dimostrarsi via via più attuali che mai. Personalmente, al di là della proficua lettura dei tanti contributi così prodotti, ricordo anche il piacere suscitato dall’ascolto della relazione con cui, tornando ancora una volta sul tema di quel fortunato saggio, Bartole partecipò a Trento, nel 2008, all’inaugurazione del V anno della Scuola di Dottorato in Studi Giuridici Comparati ed Europei.

La Costituzione è di tutti riprende le fila della precedente ricerca, con il medesimo rigore, con la stessa chiarezza e con altrettanta lucidità. In quel caso si trattava di approfondire lo sviluppo delle teorie costituzionali che in ambiti particolarmente importanti hanno guidato la dottrina e la Corte costituzionale, e di evidenziare il ruolo determinante di quest’ultima ai fini dell’implementazione, con esiti talvolta inattesi, dei significati della Costituzione. Ora Bartole – dal 2010 emerito di Diritto costituzionale, nella sua Università di Trieste – si spinge oltre, cercando di comprendere quale possa essere la teoria della Costituzione che ha sorretto interpretazioni tanto innovative e trasformazioni costituzionali così profonde e, in qualche caso, apparentemente contraddittorie. Il quesito oggetto dell’indagine è molto semplice: simili risultati sono la conseguenza di un difetto originario, di un’intrinseca debolezza della Costituzione e dei suoi precetti, o devono considerarsi, piuttosto, come declinazioni puntuali di una scelta ben precisa, quella, cioè, di concepire la Costituzione come fonte destinata a “trarre aliunde elementi atti a integrare il contenuto normativo di quei precetti, aperta dunque a una contaminazione con l’esperienza politica e sociale?” (p. 8).

Nei cinque capitoli in cui svolge l’itinerario argomentativo dell’Autore, si comprende progressivamente che la risposta non può che essere la seconda, e che il titolo stesso del libro si presta ad efficace formula di sintesi di un’acquisizione per nulla scontata: “La Costituzione è di tutti proprio perché è una costituzione di principi, ed è una costituzione di principi perché solo essendo tale poteva e può fornire – secondo il compromesso costituzionale e con l’introduzione di precetti anche discordanti – protezione ad un largo spettro di posizioni e interessi anche diversi e contrastanti (…). Le modalità della sua redazione non impongono, ma nemmeno consentono una interpretazione unidirezionale. Essa offre, invece, ai titolari di diritti e di interessi diversi di declinare i suoi contenuti secondo il mutare delle esigenze del tempo e il variare delle condizioni storiche” (p. 116).

I passaggi che consentono a Bartole di arrivare a questa formulazione e di sottolinearne alcuni corollari sono veri esempi di ottimo ragionamento giuridico. Si muove dalla differenza tra la concezione dei principi costituzionali espressa nella vigenza dello Statuto albertino e il “salto” qualitativo che contraddistingue l’esperienza dei principi della Costituzione repubblicana e la questione sulla loro utilizzabilità pratica (Cap. I). Si passa, poi, ad analizzare il problema della lenta attuazione della Costituzione del 1948 e del suo complesso rapporto con le leggi ad essa pre-vigenti (Cap. II), ma anche del modo con cui, in tale difficile percorso, si sono variamente comportate le forze politiche, specialmente negli scontri parlamentari sorti attorno all’approvazione di alcune fondamentali riforme (ad esempio, quella regionale, quella sull’istituzione del CSM, quella sullo Statuto dei lavoratori, quella sulla riforma sanitaria: Cap. III). Si analizza, quindi, l’interazione che si è creata tra Parlamento e Coste costituzionale in taluni ambiti sensibili (soprattutto del diritto di famiglia: Cap. IV), dimostrando, infine, la connotazione pluralistica e anti-maggioritaria della Costituzione repubblicana, quale fonte, a sua volta, oltre che risultato, di una sorta di consuetudine costituzionale interpretativa che ne rinnova costantemente il carattere vivente: sicché le norme “estratte dalla Costituzione nei vari momenti di applicazione / interpretazione della Costituzione stessa” hanno per l’appunto “una vita che è legata alle sorti degli atti d’autorità che ne attestano l’epifania” (Cap. V).

Al termine della lettura, l’impressione forte è che ci si trovi di fronte ad un testo-chiave, che consente non solo di reperire e coltivare innumerevoli ed utili insegnamenti (molto significative, ad esempio, le pagine sull’interpretazione “per principi”: in partt. 188 ss.), ma anche di cogliere interessanti ed acuti spunti di lettura (come sono, ad esempio, quelli sulla laicità dello Stato – pp. 135 ss. – o sulla concezione “civica” della Nazione: v. pp. 150 ss.). In tale prospettiva, si può dire che Bartole riprende e consacra, proprio in questo testo, un lascito metodologico di particolare rilevanza, che al nitore della ricostruzione tecnica affianca sempre una particolare sensibilità storica e culturale. Questo è, in definitiva, il messaggio rivolto ad un’intera generazione di giovani giuristi, perché, come egli ricorda, “il lavoro del costituzionalista non può procedere senza guardare ad un quadro extratestuale, cui rapportare l’elaborazione del testo costituzionale, restando però sempre legato al vincolo di quest’ultimo” (p. 189).

Condividi:

 Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(required)

(required)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

   
© 2019 fulviocortese.it Suffusion theme by Sayontan Sinha