
Il titolo di questo saggio è del tutto e chiaramente esplicativo del suo contenuto. Esprime, infatti, ciò che si propone di fare l’Autore. Che raccoglie e analizza una serie di spunti letterari e filosofici, e in minima parte anche religiosi e cinematrografici, per concentrarsi sulla descrizione di un’antropologia alternativa a quella dominante. Se è vero che quest’ultima non fa altro che incentivare al successo, alla visibilità sociale, all’attivismo imprenditivo, al riconoscimento collettivo, si può, tuttavia, identificare nella tradizione occidentale un filone di pensiero che invita al semplice e puro sentimento dell’essere. La Porta muove, primariamente, dal romanzo dell’Ottocento, con Austen (e la Lady Bertram di Mansfield Park) e Gončarov (con il suo Oblomov), ma anche con Tolstoj (e la decostruzione dell’immagine di Napoleone sul campo di battaglia di Guerra e Pace). Poi gradualmente arrivano gli altri, e sono tanti: Wordsworth, Simone Weil, Epicuro, Manzoni, San Tommaso, Montaigne, Pontiggia, Kafka, Spinoza, Orwell, Chesterton, Horkheimer, Wenders… Per non dimenticare, direttamente dalla Torah, gli estratti sapienziali del Pirqei Avot. Quella di La Porta non è un’esposizione sistematica, né una costruzione retorica. Richiama il gusto della conversazione. Non è un caso che la si possa anche ascoltare online, piacevolmente scandita in alcune puntate della trasmissione di Radio 3 Uomini e Profeti. All’evidenza, certo, il materiale utilizzato è molto eterogeneo, dal quale il ragionamento pesca liberamente, non solo per dimostrare l’esistenza diffusa di un’ispirazione e di un modello di vita differenti. Lo scopo è invitare i lettori a conoscerne la ricchezza e la profondità, e anche a sperimentarne le declinazioni pratiche. Queste, peraltro, non sono per nulla scontate, visto che il vivere “nascostamente” o l’assumere la prospettiva del “senso comune” possono anche risultare azioni sovversive o di resistenza. L’Autore non inventa nulla di nuovo (molto si avvale, esplicitamente, degli itinerari critici di Lionel Trilling), eppure ci si trova di fronte a un testo di grande valore, perché afferma con forza che le idee e la letteratura possono davvero cambiare la nostra esistenza.
Una recensione (di F. Coscia)
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