Con un titolo preso da un celeberrimo album dei Pink Floyd, e precisamente dall’ipnotica Brain Damage, compare sulla scena la prima indagine del commissario Ofelio Guerini, che però non ha nulla a che spartire con la musica degli anni Settanta, se non la collocazione temporale della storia in cui debutta. Ci troviamo, infatti, tra il 1972 e il 1973, in una Milano che si sta trasformando rapidamente e che è attraversata dall’agonismo politico delle lotte studentesche e degli scontri di strada tra movimenti rossi e gruppi neri. Eppure, il titolo di questo romanzo, in apparenza così strano e quasi posticcio, alla fine pare addirittura azzeccato, perché racconta di uno shock mentale e fisico, lo stesso che il suo protagonista deve affrontare.

Guerini ha ormai una certa età e, pur avendo combattuto per la Resistenza, non riconosce nella violenza che lo circonda un particolare significato storico. È ancora vicino agli ideali del suo vecchio partito, ma è forse è cambiato, come pare esserlo anche il partito, e sembra ormai evoluto in una dimensione piccolo-borghese, destinata a convivere con persistenti e silenziose inquietudini. Tuttavia, la morte di un anziano ed oscuro militante comunista, custode di un campo di baseball, attira la sua attenzione, e la ricerca della verità – un affare, per lui, sempre artigianale e domestico – lo mette ben presto a contatto, complice il caso, con figure terribili e spietate, di fronte alle quali rischia di perdere ogni certezza ed anche la sua stessa vita. Ecco, quindi, il dark side of the moon, che non è soltanto quella che si palesa nell’esistenza vuota e crudele del giovane neofascista Stefano Valle e del suo fedele “scherano” Cesare Amaranto, ma è anche quella che si nasconde nella rabbia irrefrenabile ed incontrollabile dell’anziano poliziotto. Si può continuare a “resistere” senza violenza? È proprio vero che tutto è cambiato? Ogni determinazione, anche quella più salda, è destinata a sperimentare confini drammaticamente labili.

Per coloro che abbiano apprezzato Giuseppe Genna – in particolare Nel nome di Ishmael o Catrame o Non toccare la pelle del drago o, ancora, Le testeIl lato oscuro della luna potrà dire poco, poiché con le storiacce e con le trame forti dell’ispettore Lopez questo libro ha in comune soltanto l’ambientazione milanese e il rincorrersi, peraltro riuscito, di strade, piazze, vicoli e palazzi, omaggio ad una metropoli che, in questo modo, prende facilmente le sembianze di un teatro perfetto. Neanche ai personaggi di Gianni Biondillo può accostarsi Guerini: da un lato, certo, la sua malinconia è anche quella dell’ispettore Ferraro; dall’altro, c’è qualcosa di ulteriormente irrisolto, che alla prima impressione di un’evidente stecca finisce per far prevalere la sensazione di una disarmonia ricercata con intelligenza, ma non ancora pienamente realizzata. Forse, nonostante la buonissima intuizione del cortocircuito psicologico in cui incorre Guerini, Goldstein Bolocan non è riuscito a scegliere: avrebbe potuto dare alla sua storia e al suo eroe una connotazione più decisa, e il materiale non mancava (dalle suggestioni sportive agli intrecci politici-partitici; dal tema culturale ed istituzionale a quello più schiettamente intimistico). In conclusione, il grasso e impacciato commissario è un po’ come il suo Autore: il mestiere non gli difetta, ma deve ancora fare i conti con il lato oscuro di una tensione narrativa che sta per sbocciare e che, allo stato, si fa nervosamente attendere.

Uno spezzone del libro da… La Gazzetta dello Sport!

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