Dal ricordo di una Roma e di una giovinezza ormai scomparse l’Autore fa riemergere il suo primo incontro con Arthur Patten, Arturo, avvenuto in un cineclub nel quale si proiettava un film di Tarkovskij. È l’inizio del racconto commosso di una amicizia e di una frequentazione durature, ma anche di una lunga riflessione itinerante, il cui perno è l’interpretazione di un sonetto di Metastasio, che dà anche il titolo al libro. Trevi, in particolare, si muove tra alcune vie e alcuni edifici del centro storico della Capitale: da Via dei Cappellari, dove c’è la casa natale del famoso poeta e drammaturgo, a Piazza della Chiesa Nuova, dov’è collocata una sua statua, fino a Via del Corallo, dove ha abitato Amelia Rosselli, e nei cui pressi si trovava anche la dimora romana di Arturo. Proprio in compagnia di Arturo, Emanuele conosce Cesare Garboli, nel corso di una fortuita conversazione notturna vicino a Santa Maria della Pace: il momento esatto in cui il problema di Metastasio e del suo sonetto irrompono a tutti gli effetti, per la prima volta, nell’universo dell’Autore. Ma qual è l’enigma? Difficile dictu, almeno dal punto di vista filologico. In fondo le letture possono essere veramente tante. Trevi fornisce una possibile lezione in un paio di punti: a p. 62, con un richiamo della bellissima Autopsicografia di Pessoa; e alle pp. 207-209, in una delle appendici, con un rinvio ad una tesi di Cesare Galimberti. Metastasio si sorprende di quanto sia la sua stessa arte, frutto di pura fantasia, a scuoterlo. E nel sorprendersi si rende conto che, forse, è la vita stessa una favola, una menzogna addirittura più grande di quelle che lui stesso si sforza di creare. Quindi, anche se non coincide col Vero, l’arte può essere meno falsa, più profonda della realtà; in un certo senso, giacché la sua esperienza consente di acquisire questa consapevolezza, l’arte è ciò che più si avvicina al Vero prima di poter immaginare di riuscire ad afferrarlo. Ecco, allora, qual è il senso del libro di Trevi: nel parlare dell’imprinting che ha ricevuto in prima persona dall’arte e da alcuni suoi grandi testimoni – qui raffigurati e seguiti fedelmente nei luoghi e nelle ossessioni che li hanno resi iconici – non vuole soltanto ammaliarsi e perciò ritrovarsi; vuole anche darci l’opportunità di capire che cosa tutto questo possa significare, se solo lo vogliamo, per la vita di ciascuno di noi.

Recensioni (di Paolo Gervasi, Daniele Giglioli, Angelo Guglielmi, Beatrice Manetti, Marco Renzi, Gianluigi Simonetti, Fabrizio Spinelli)

Sogni e favole a Fahrenheit

Un’intervista all’Autore

Condividi:

Sorry, the comment form is closed at this time.

   
© 2019 fulviocortese.it Suffusion theme by Sayontan Sinha