Ferencs Ernesto Balla è un ufficiale dell’esercito austriaco, di madre trentina e padre ungherese. Ha studiato letteratura balcanica a Vienna ed è un vero poliglotta; a casa Wittgenstein è sempre ospite gradito. Ha prestato giuramento per l’Austria felix, multiculturale e multietnica, ma la Grande Guerra sembra essere finita presto per lui: è stato ferito sul fronte russo e ha perso del tutto l’uso di un braccio. Poteva andargli decisamente peggio, perché il colpo era diretto al cuore, e soltanto il cappuccio della sua fedele penna Elmo lo ha salvato, deviando il colpo sul gomito. Eppure il suo destino deve ancora realizzarsi proprio nel bel mezzo del conflitto, perché, per le sue spiccate doti linguistiche, viene reclutato dal servizio segreto dell’Impero per infiltrarsi nell’alto comando italiano, spacciandosi per il tenente Vittorio Bottini, morto poco dopo la cattura sull’Ortigara. Comincia così, per Balla, una nuova vita di spia, dietro le linee nemiche, dove diventa presto uno dei collaboratori più fedeli del servizio informazioni italiano, del quale segue tutte le trame, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. L’azione si svolge nelle immediate retrovie del fronte, alle porte dell’Altopiano di Asiago, tra Breganze e Marostica: Ferencs/Vittorio si integra perfettamente nella compagine del nemico, tanto da legarsi ad altri commilitoni, per i quali comincia a provare anche un po’ di ammirazione; e ha anche il tempo di innamorarsi, prima di lanciarsi nelle fasi più concitate della cruciale battaglia del Solstizio, per provare a mutarne le sorti già segnate.

Per chi mastichi un po’ di tedesco, e conosca il mondo piccolo di Bassano del Grappa, lo pseudonimo dietro il quale si cela l’Autore è fin troppo facile da decifrare, tanto più che il romanzo sembra il fresco diversivo di chi pratica assai bene la storia, le strategie, i retroscena e i teatri del primo conflitto mondiale, specialmente quelli della Pedemontana veneta. Tuttavia il libro merita attenzione anche al di là dell’inevitabile gossip su chi può averlo scritto. Le vicende di Balla/Bottini ci mettono, infatti, in comunicazione con alcuni dei più suggestivi punti cardinali di un territorio che ancora oggi porta i segni di tante battaglie. Ci invitano a visitarlo, a riscoprirlo con una rinnovata perizia, e anche a conoscerne, e frequentarne, alcune gloriose curiosità, come la fabbrica delle penne Montegrappa (ché quella di Balla/Bottini oggi si chiamerebbe così) o l’intramontabile Osteria Madonnetta (di Marostica, luogo sacro dell’eroico editore e dei suoi tanti amici) o lo stupefacente Archivio Storico Dal Molin (“pozzo senza fondo” per tanti giovani e vecchi studiosi e appassionati) o, ancora, il prezioso Museo Hemingway e della Grande Guerra (per essere scortati, anche con Dos Passos, sui campi di battaglia italiani, sotto la guida dell’imperdibile – e forse oggi introvabile – volume di Giovanni Cecchin). La scrittura di Paul Schachtbrunnen non è quella di Anne Perry, e l’impresa editoriale è veramente opera di un ardito, ma i lettori ne riusciranno compensati da alcune ore di autentico svago. Conclusivamente, vale per tutti l’invito che lo stesso tenente Balla avrebbe formulato nel suo idioma ufficiale: viel Spaß beim Lesen!

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