A p. 67 di questo volume si può leggere quanto segue: “In una buona libreria trovi sempre quel che non stavi cercando; bisogna vivere ogni visita con curiosità, lasciando che la tua capacità di stupirsi ti assalga ed esca allo scoperto. Mai capiti coloro che entrano con in testa un titolo, lo chiedono e non si peritano neanche di dare un’occhiata al resto. Sono un posto, le librerie, in cui conviene abbassare la guardia”. L’osservazione – da sottoscrivere in toto – suggerisce esattamente quale debba essere lo spirito con cui avvicinarsi a Gli introvabili. L’Autore è un vero libraio, che non ha fatto altro che predisporre per il lettore una piccola ma suggestiva visita portatile in una sorprendente libreria emotiva, tanto personale quanto arricchente per chiunque. Gizzi, infatti, ha messo in fila una galleria di titoli – alcuni effettivamente irreperibili e “perduti”, altri tuttora acquistabili online, altri ancora ristampati soltanto di recente – che per lui sono stati importanti: perché letti in un certo momento; perché testimoni di un sodalizio amicale o professionale; o perché compagni e guide ispiratrici di viaggi significativi. Le singole scelte e i brevi capitoli che le raccontano non sono quasi mai banali (forse i più prevedibili sono quelli su Luigi Ghirri e Aldo Capitini). Innanzitutto mi paiono belle e meritevoli di approfondimento alcune riscoperte apparentemente idiosincratiche (John Steinbeck viaggiatore o Giorgio Soavi interprete di Giacometti). Sembrano ficcanti anche i consigli che, dietro il semplice invito alla lettura, suonano come consapevoli e attualissime riproposte intellettuali ed esistenziali (le poesie di e.e. cummings, ad esempio, o la testimonianza a tutto tondo della coppia Pietro Consagra-Carla Lonzi). Non mancano pezzi, infine, che, per tono e misura, sono riusciti di per sé: per lo più non si tratta di mere recensioni, né di ricordi vagamente retorici, ma di prove di scrittura in cui il libraio stesso dimostra una certa capacità narrativa (e così è per il testo sulla Storia della boxe di Alexis Philonenko, per quello sull’Afghanistan di Alighiero Boetti e per quello sulla preziosa traiettoria editoriale di Franco Maria Ricci). Al di là degli specifici contenuti, ciò che rende Gli introvabili un libro da acquistare, conservare e frequentare con costanza, è il magnetismo che esprimono i percorsi contenuti nei capitoli: vi ci si può immergere con estrema facilità, nel tempo di una pausa caffè o di una colazione, riemergendo serenamente distratti e incuriositi, e avvinti dal desiderio di sfogliare la pagina successiva e trovare, come in una matrioska (sembra alludere a questa immagine anche la copertina), un’altra irresistibile sollecitazione.

Recensioni (di A. Briganti; di D. Gabutti; di L. Mascheroni; di S. Zangrando)

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