Marcello è un vulcanico e disordinato presidente di una cooperativa sociale di Fano, che impiega malati psichiatrici, ex tossicodipendenti e detenuti in semilibertà provenienti dal carcere di Fossombrone. La figlia Manuela lavora all’Università di Damasco, dove sta scrivendo una tesi di dottorato sulle figure enigmatiche dell’ebreo errante e del “verdeggiante” (Al-Khidr). Sta per tornare a casa, ma non solo per rivedere il padre e per cercare di ricomporre la separazione de facto che lo divide dalla moglie Olga. La giovane studiosa ha una missione, che le è stata affidata dal Patriarca della Chiesa Melchita: recuperare una copia dell’Horologium, ossia del Kitab Salat al-Sawa’i, il primo libro in lingua araba ad essere stato stampato in Occidente, nel 1514. Il compito è molto pericoloso; ci sono tante e misteriose forze che intendono impadronirsi ad ogni costo della preziosa cinquecentina. Una copia del volume si troverebbe proprio nel porto marchigiano, nel luogo, cioè, d’origine della prima edizione, di fattura formalmente veneziana, ma uscita, in realtà, dai torchi fanesi di Gershom Soncino, che si era avvalso, a sua volta, dei caratteri mobili appositamente predisposti da Francesco Grifo. Non senza fatica, e incappando più volte nella maggiore rapidità dei suoi ignoti concorrenti, Manuela, con l’aiuto dei genitori, dell’anarchico Leonardo, del semilibero Cenerentolo e di altri collaboratori della cooperativa, segue le tracce dell’antica comunità ebraica del territorio. Dopo aver fatto importanti scoperte, e dopo aver saggiato il sapore amaro della delusione, la dottoranda raggiunge un obiettivo insperato e riesce anche a rappacificare Marcello e Olga.

Il romanzo ha molti punti deboli: per un plot che muove da un’antica vicenda tipografica non è il massimo avere così tanti refusi; e sono troppe, forse, anche le suggestioni narrative che l’Autore ha voluto inserire in un solo libro, nel quale ci sono, in effetti, svariati personaggi e diverse digressioni, così che l’impressione finale è che il testo sia eccessivamente lungo e che qualche trovata finisca per risultare quanto meno ingenua (così pare, ad esempio, nonostante l’assonanza con un famoso modello volponiano, per lo stratagemma di consegnare la voce del narratore ad un ciclomotore). A conti fatti, però, i pregi superano i difetti. In primo luogo, perché quelle digressioni – storiche, artistiche, geografiche, folcloristiche e talvolta anche culinarie – sono sempre astutamente accattivanti: Il piombo e l’orologio, di fatto, è una buonissima introduzione per chiunque voglia intraprendere un viaggio nelle Marche e intrattenervisi con quel po’ di curiosità che è sempre il miglior ingrediente di ogni vacanza riuscita. Ma il libro riporta anche alcuni “scorci” sulla ricchezza e sul pluralismo dello scenario politico-religioso del Mediterraneo tra il XV e il XVI Secolo. Soprattutto, il libro è una dimostrazione concreta di quanto nel nostro Paese la storia locale sia sempre un prezioso patchwork di stratificazioni culturali, idee, accadimenti, e di come ogni città e ogni singolo borgo continuino a conservarne tracce ancora visibili e possano, così, fungere da potenti veicoli di divulgazione e di formazione. Oltre a ciò, occorre confessare che suscita molta simpatia anche il modo con cui Michele Gianni ci descrive la semplicità e la genuinità dei suoi eterogenei personaggi e dei loro sentimenti, regalando così un buon motivo di riflessione su quali possano essere i significati e i risultati del lavoro di instancabili operatori e della partecipazione attiva di categorie svantaggiate ed emarginate. Il romanzo, per l’appunto, è il primo di una collana che un editore molto particolare ha voluto promuovere per consolidare la sua missione di promozione letteraria e teatrale di una nuova socialità. Anche solo per questo, Il piombo e l’orologio è un libro da acquistare e da leggere, magari cominciando a programmare una lunga visita alle tante località in cui è ambientato.

Recensione (di Virgilio Dionisi)

Il Carnevale di Fano

Il “Miracolo dell’ostia profanata” (sull’opera di Paolo Uccello, ripresa in copertina)

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