Ai pasticcini contraffatti del salotto buono, Kemeny preferisce l’alito ebbro di una scatenata baccante. Abbondanti e prelibate libagioni assurgono a rito necessario, officiato da un medium dionisiaco per propiziare l’indispensabile riconquista di una dignità violata dall’assedio delle banalità e della povertà intellettuale. Il Poemetto gastronomico, però, è soltanto l’inno, il primo e il più divertito ed eccentrico, l’ouverture di una serie di tanti altri sacrifici all’altare della lirica e della sua felice forza pedagogica. I pezzi che seguono, infatti, sono testimonianze di rivolta e di passione ditirambica, o anche di puntuali agnizioni sciamaniche. Bella la galleria di omaggi ai grandi e amati sacerdoti della poesia, della letteratura, dell’arte e della musica (Byron, Foscolo, Campana, Matisse, Liszt, Leopardi…); toccante la fiduciosa celebrazione dell’amore come assoluta chiave di salvezza.
La parte migliore del volume è quella che si può saggiare nelle sezioni Nevica sul generale Garibaldi (p. 89) e Nell’immensità genuina della lingua (p. 111), e che fa da cornice e da spiegazione per l’esaltazione dell’atto creativo, della fantasia linguistica e delle ricercate delizie del palato. Sono spezzoni di una poetica del risveglio e dell’invito ad abbandonarsi alla sapienza del verso, per ripararsi dal “sole della devastazione” che ci opprime nella città e per avere ancora fiducia nelle risorse dell’immaginazione. Anche il poeta non può dormire sugli allori, poiché La luce interiore non è gratis et amore (p. 113), soprattutto “quando la sua parola annega nella sporcizia / dei giri a tutto vapore televisionari / e nei rumori pazzeschi dei media di tolleranza”. Ma la collana di poesia della Jaca Book, diretta da Roberto Mussapi, non corre questo rischio: ci sono tanti titoli e tanti autori interessanti e fuori dal comune, anche il (quasi) dimenticato Bigongiari. Buona lettura a tutti…
Recensioni (di Luigi Mascheroni, Roberto Galaverni, Giuseppe Conte, Enzo Di Mauro, Giorgio Linguaglossa)
Un’intervista a Tomaso Kemeny
—–
da Poemetto gastronomico (in Coda)
(…)
“Mi ribello, si mi ribello…
non accetto di essere lo zimbello
d’un mondo di mostri e di iene
che santifica l’intelletto in catene
e il potere di coloro che sterilizzano
l’immaginazione. O Dioniso, sopprimi
il reale quotidiano
e in un crescendo rossiniano
adottami nello splendore conviviale,
accoglimi, tuo proselito leale,
nelle esultanti viscere del congegnato caos”
(…)
—–
Speso nella scrittura
Speso nella scrittura
Il tempo mi usura implacato,
ma in tutti i mondi possibili
declamo di sentirmi
un re giovane incoronato
da quando ti amo.
—–
A chi rifugge o ignora la poesia
Se ignori cosa sia la poesia
scruta le orbite vuote di Omero
e non pestare escrementi
che le colombe nere della morte
spargono ovunque sulle nostre
metropoli; ce ne andremo così,
come siamo venuti
senza carichi né bagagli
per reinventare ancora una volta
la vita che innamora.
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