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Un questionario orientato e truffaldino (da costituzionalismo.it)

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Lo dice bene José Donoso nella prefazione, che è quella dell’edizione spagnola del 1971. Non importa trovare la chiave di questo libro e dei suoi personaggi: “servirebbe solo per entrare e uscire fuori dal romanzo. E non vogliamo che questo accada”. Perché l’opportunità di sentirsi avvolti da una meravigliosa e frastornante ipnosi non è di tutti gli scrittori. Non c’è da stupirsi. Onetti, come Donoso del resto, si è formato su Faulkner e ne ha sviluppato, nel più recondito Sud del mondo, la profondità immaginifica e un infallibile senso dell’epos.

Larsen torna a Santa Maria dopo l’esilio cui è stato forzato dalle autorità governative. Ora, però, non è più Raccattacadaveri, non intende darsi allo sfruttamento della prostituzione, è vecchio e ingrassato. Risale il fiume e punta dritto a Puerto Astillero, per farsi assumere come direttore generale del cantiere del vecchio Petrus. L’unica sua meta, tuttavia, pare essere l’assurdo, la discesa in una decadenza voluta e perseguita con ambigua ostinazione. Il cantiere, infatti, è in rovina, spogliato giorno dopo giorno dagli unici lavoranti rimasti, Gálvez e Kunz, e reso, così, inappetibile anche agli innumerevoli creditori dell’anziano e temuto capitano d’industria. Ma l’autodistruzione di Larsen non ha limiti, perché vuole addirittura fidanzarsi con Angélica Inés, figlia di Petrus e incurabile mentecatta. Da che cosa è attratto Larsen? Che cosa potrà mai succedere quando Gálvez deciderà di fare la mossa che medita da tanto tempo?

Tutto è vago e tutto è, allo stesso tempo, preciso, dettagliato, ricco e quasi asfissiante, negli oggetti, nelle descrizioni, nei luoghi. Come se il cantiere fosse una grande e pulsante pianta carnivora, il teatro ideale della disperazione, vera eroina del romanzo. Che tesse i lineamenti lussureggianti di una scena che non ha mai bisogno di spiegazioni, perché si impone da sé, in un orizzonte autoevidente. Onetti riesce nel miracolo che solo certi grandi classici americani sanno avverare: convincere il lettore di aver capito tutto, quel tutto che non è nella trama – questa è quasi irrilevante – e che scorre lentamente, senza sosta, nelle righe e nelle pagine del volume.

La lettura di Tommaso Pincio

Onetti nel blog delle edizioni Sur

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