La prima cosa che risulta facile dire è che Francesco Permunian, bibliotecario di Desenzano sul Garda, è attualmente il vero maestro italiano del grottesco di provincia, un Fellini “in salsa” di Fogazzaro e Scapin. Non è poco, quindi. La seconda cosa è che la condizione migliore per leggerne i lavori è la spossatezza o lo stato febbrile che è consueto ad ogni cambio delle stagioni e che è premessa di un successivo ritrovato vigore. Perché in Permunian ciò che è sano non lo è affatto e ciò che è viceversa inquieto, se non “pazzo”, risulta fonte di insolita lucidità e di inspiegabile vitalità, invitandoci a riscoperte che possono essere fortunato preludio di importanti rinnovamenti interiori.

La Casa del Sollievo Mentale è un ospedale psichiatrico, diretto dall’improbabile dottor Korea. Vi entra Arpalice, l’anziana zia del protagonista, Ludovico Toppi, che, a sua volta, come bibliotecario, non è che l’alter ego dell’Autore. Ma vi finirà anche don Alfonso Manotazo, eccentrico nobiluomo decaduto, grande ammiratore di Guido Ceronetti e grande amico di Ludovico. Attorno a tutto ciò gravitano piccoli e grandi eventi della comunità rivierasca del Garda, con personaggi, manie, luoghi, aneddoti dei più vari, narrati, tutti, con un sarcasmo tanto forte ed aggressivo quanto lieve e compiaciuto, ma anche con un diffuso gusto per il surreale e per il provocatorio. La prima parte del testo, in sostanza, è un repertorio di scenette locali, più o meno satiriche, su vizi e virtù di molti tipi umani, deformati a mo’ di gargoils viventi.

La seconda parte del testo è quasi psicanalitica. Ludovico, che quasi in un contegno di necessaria resistenza individuale ha deciso di restare fedele ai feticci di don Alfonso, unica ragione di salvezza, è assediato dalla vera follia del vicino di casa ed è travolto dall’arrivo improvviso dei genitori. La visita dell’Albergo, in cui questi soggiornano, rivela un ulteriore, ed ancor più delirante, repertorio, al cui vertice domina la voce e l’esperienza impunite di un criminale nazista.

È tutto insostenibile in questo libro, eppure, allo stesso tempo, tutto è particolarmente acuto. Grande prova d’artista!

Francesco Permunian a Fahrenheit

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