Una delle costanti della tradizione poetica consiste nel fatto che ogni epoca ci offre sempre l’occasione di eleggere una sacerdotessa. Al tempo presente Patrizia Valduga può pacificamente candidarsi a questo ruolo. Anche se, di certo, non sarebbe lei stessa a proporsi; come ogni vestale che si rispetti, sono i suoi accoliti a doverla condurre nel tempio che le si addice.

Il Libro delle laudi è una conferma; l’ennesima, in un percorso punteggiato di prove davvero importanti, ora trasgressive, intime sempre. Questa volta, le “preghiere”, le “invocazioni” sono tutte rivolte all’uomo che la poetessa ha sempre amato, al critico e poeta Giovanni Raboni, e sono raccolte come in un breviario, per testimoniare la profondità di una passione, il dolore di un’assenza, la continuità di un dialogo che si vorrebbe sempre vivo, come con un angelo custode.

Il profilo più intenso di questo piccolo libro sta, senz’altro, nella misura della profondità cui un rapporto può arrivare. Ma la sorpresa che l’esperienza di questa profondità dischiude è nell’occasione che essa radica in modo rinnovato e consapevole, quella di sperimentare il senso, ritrovato, della propria vita, quella di riscoprire la passione di un impegno letterario che è anche, se non soprattutto, impegno morale e civile: Tutto torna, mi pare, tutto è chiaro: / la mia passione per la psichiatria, / per le parole più che per le immagini / per la giustizia… e per la poesia (p. 37).

L’amore non è mai veramente egoista; è momento e risorsa dell’unica analisi interiore; è, certamente, una fonte di ricchezza individuale, di piacere, di cura, ma è anche la ragione di condividere, con tutti, valori e principi irrinunciabili. Non è un caso che la terza e ultima parte del volume si apra con una confessione assai esplicita: Ma senti adesso un’altra verità: / non so più con chi parlare, Giovanni… / Quello che era per noi gioia e dovere / ora è abominio d’ignoranza e di inganni (p. 49). Dopo simile sfogo, la chiusura di questo itinerarium così concentrato è consegnata a rapide (ma deliziose) invettive, che preludono ad un “chiarimento” di salvezza e di speranza.

 

Due brevi estratti:

 

Hai raddrizzato questo cuore storpio

restando muto, immobile e lontano

 

Adesso sì che so che cosa è amare,

passero caro, immobile e lontano.

 

——————————————–

 

E la notte si fa e si disfà,

e siamo fatti entrambi senza età:

 

ha funzionato meglio dell’analisi

il marchingegno della tua pietà.

 

Breve intervista a Patrizia Valduga

Condividi:

 Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(required)

(required)

   
© 2018 fulviocortese.it Suffusion theme by Sayontan Sinha