Giustizia o verità, sbagliare è umano (da ilfattoquotidiano.it)

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La Roma di Rudi (da ultimouomo.com)

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Non conoscevo il salentino Bodini, e quindi non sapevo che fosse un grande poeta. Ora posso dire, retroattivamente, che era una mancanza imperdonabile. E devo ringraziare chi mi ha permesso di leggere questo volume, che ne riproduce tutta l’opera in versi. In una delle prime pagine scopro che si tratta di un’edizione che fotografa fedelmente quelle pubblicate da Mondadori, prima nel 1972 e poi nel 1983, e che si avvale della puntigliosissima introduzione di Oreste Macrì, che già le corredava. Mi stupisco che i grandi editori non lo abbiano più riproposto. O forse no. È l’ennesimo sintomo della conclamata dissociazione tra una cultura letteraria ormai esangue e un’impresa del libro che sta perdendo volutamente la memoria.        

Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado (p. 93). Il primo pezzo de La luna dei Borboni (il libro d’esordio) non poteva essere più incisivo. C’è tutto il Bodini di questa sua prima fase: c’è il Grande Meridione con la sua luce accecante e con i suoi simboli schiaccianti, c’è una fatalità epica che invade gli spazi e gli uomini, c’è la rabbia per una condizione irrefutabile che solo l’iniziato può comprendere, e c’è il preludio alla ricerca di una verità e di una chiave perduta, che forse è quella di Spagna, con la sua terra e con la sua cultura, onnipresenti. Ma c’è anche la voglia di affidarsi alle cose, alla loro saggezza e alla loro storia, di trovarvi un appiglio, per ricavare energia e darsi un senso, anche se, in questo abbandono, prevale sempre l’ignoto, lo stordimento, la condanna ad un destino di misera. Così è, ad esempio, in Quanta rabbia di esistere (p. 110), che pure ha un tono quasi scherzoso. Così è anche nella bella Finibusterrae (p. 121), che un po’, nel breve, fa il verso a Le Bateau ivre di Rimbaud, e qui, nella tragedia, non c’è alcuna redenzione; il destino maledetto avvolge tutto il Paese. La speranza, per Bodini, arriva solo nella contemplazione di una perduta religiosità bizantina e poi barocca, nella ricerca di una concentrazione mistica capace di veicolare una fede che effettivamente aprirà un nuovo momento della sua poesia: Come farò / a diventare antico / almeno fino ai secoli in cui un demone / sveniva in ogni bianco giglio / e l’universo era già tutto scritto / in un rampante agreste mosaico? / Essere un angelo che dice / dalla bocca Iesu Iesu in un dorato cartiglio / al tempo delle pietre preziose che avvelenavano (p. 136). Seguono, nella seconda parte del libro, frammenti inediti, altrettanto illuminanti, come fari di una consapevolezza talvolta, e finalmente, raggiunta, sempre scettica, ma punteggiata di passione.  

Di tutte le poesie di questa raccolta, quelle che oggi paiono più contemporanee di altre si trovano in Metamor e affrontano la critica alle illusioni del progresso e del boom economico. Ci presentano un Bodini quasi nostalgico e, a suo modo, pasoliniano. Ma i suoi versi non sono di protesta. Come in Testo a fronte (p. 149), la poesia di Metamor è coscienza di un secolo che, nel suo bel mezzo, può dirsi già superato e pronto ad un continuo ed eterno ritorno di solitudine e di smarrimento, tanto invincibili quanto stranamente materni e rassicuranti.

La home page dedicata all’Autore

Una selezione di poesie di Bodini

La grandezza oscurata di Vittorio Bodini (di Armando Audoli)

Canzone semplice dell’esser se stessi

L’edera mi dice: non sarai       
mai edera. E il vento:   
non sarai vento. E il mare:       
non sarai mare.

I cenci, i fiumi, l’alba della sposa         
mi dicono: non sarai cencio ne’ fiume, 
non sarai alba della sposa.       

L’ancora, il quattro di quadri, il divano-letto    
mi dicono: non sarai noi           
non lo sei mai stato.     

E così il sogno, l’arco, la penisola,       
la ragnatela, la macchina espresso.      

Dice lo specchio:         
come vuoi essere specchiose non sai dare altro che la tua immagine?  

Dicono le cose: cerca d’esser te stesso           
senza di noi.    
Risparmiaci il tuo amore.         
Io fuggo da ogni cosa delicatamente.   
Provo a esser solo. Trovo       
la morte e la paura.     

(1962)

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Locomotiva e zavorra (da ilmanifesto.it)

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Tempi moderni (da alfabeta2.it)

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Perché occuparsi di Agamennone e Lisia ha ancora una senso? (da ilsussidiario.net)

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Da oggi il blog ospita una nuova “sezione”: La Costituzione… in una pagina. Si tratta dell’avvio di un Commento alla Costituzione italiana, da completare progressivamente (e senza alcuna scadenza…). Per il momento è disponibile una rapida introduzione alla lettura dell’art. 1.

Come recita l’Avvertenza posta in calce al quadro generale del Commento, l’iniziativa non ha alcuna pretesa: non ha ambizioni di completezza scientifica; non vuole sostituirsi agli ottimi, tradizionali ed autorevoli commentari già esistenti; né vuole immaginare o proporre itinerari interpretativi originali o percorsi didattici innovativi. Ha tuttavia due scopi.        

Il primo è di carattere semplicemente informativo e consiste nella disseminazione di un livello minimo di cultura costituzionale e, con essa, di sensibilità giuridica. In proposito, pur non potendosi affermare che nella Costituzione si trova tutto, si può senz’altro azzardare che la sua lettura e il suo studio rappresentano una formidabile palestra, per il giurista come per il comune cittadino. Si tratta, dunque, di un invito alla scoperta e alla prosecuzione, anche su altri terreni, di un’esperienza sempre intrigante, oltre che utile.         

Il secondo obiettivo di questo Commento si risolve nella volontà di creare un canale aperto di dialogo con tutti coloro che vogliano provare ad interagire sui temi di cui la Costituzione si occupa e sulle possibilità applicative di questa importantissima fonte. Non sono in grado, in verità, di sostenere un’interlocuzione personale, rapida e costante con chiunque ne sia interessato. Nonostante ciò, chi ne avrà tempo e voglia potrà segnalare le proprie osservazioni, il proprio parere o le proprie richieste di approfondimento ulteriore al seguente indirizzo: fulvio.cortese@unitn.it. Nei limiti del possibile, sarò lieto di rispondere e, soprattutto, di trarre spunto proficuo per un miglioramento progressivo del Commento.

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Un’Italia senza immigrati? (da ilpost.it)

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Pillole di demoralizzazione. Sul reclutamento degli insegnanti (da leparoleelecose.it)

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Vargas Llosa c’è chi scrive no (da lastampa.it)

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