Un importante storico delle religioni e antropologo si misura con una delle questioni più controverse del suo ambiente e del panorama scientifico del secondo dopoguerra: quanto è vero che Mircea Eliade – studioso e scrittore di fama mondiale, e ammirato e celebrato caposcuola di un importante e influente orientamento intellettuale – si era legato, nella Romania degli anni Trenta, ai movimenti fascisti e alle convinzioni antisemite dei legionari di Corneliu Zelea Codreanu e della Guardia di Ferro? Il tema non è nuovo. In Italia, specialmente, è assai noto, visto che tra coloro che hanno approfondito criticamente il passato di Eliade figurano molti italiani (tra cui Roberto Scagno, Furio Jesi e Alfonso Madia Di Nola). Ma l’Autore di questo libro costruisce una nuova indagine, focalizzando l’attenzione sul rapporto tra Eliade e il suo allievo Ioan Culianu, e sulla misteriosa morte di quest’ultimo, ucciso nei bagni dell’Università di Chicago, presso la quale aveva raccolto il testimone del maestro. Dunque, per Lincoln (che ha conseguito il dottorato sotto la supervisione di Eliade), gli enigmi da risolvere sono due: quello sul discutibile, e rimosso, retroterra politico del giovane e attivissimo Mircea; e quello sull’assassinio di Culianu, il discepolo appassionato e fedele, che pure tanto aveva combattuto per scoprire egli stesso la verità sul suo mentore e custodirne la memoria. Il volume è tanto puntiglioso quanto scorrevole. In una sua prima parte, si ricostruiscono le ragioni della ricerca, il contesto della Romania tra le due guerre mondiali, i pregressi politici di Eliade, la sua evidente reticenza post-esilio e il discorso pubblico e scientifico sul retroterra e sulla autenticità di taluni scritti potenzialmente compromettenti attribuibili allo studioso (specie attraverso le polemiche sollevate molti anni dopo da alcuni attenti osservatori). Nella seconda parte, si analizzano in dettaglio le mutazioni, e le contraddizioni, che nel tempo hanno sperimentato le posizioni di Culianu (dapprima più libere e poi via via più caute e “conservative”), cercando di gettare luce sul movente e sull’autore dell’omicidio, e giungendo, in proposito, ad un’ipotesi sorprendente (ma solo in apparenza). 

Il fatto è che l’indagine di Lincoln, più che per le conclusioni, merita un cenno per la sua attinenza a un problema frequente e spesso delicato in moltissimi ambiti accademici. Il suo, infatti, è il rovello in cui gli intellettuali di oggi sempre si agitano allorché emergano lati oscuri dei tanto ammirati intellettuali di ieri: come se, in definitiva, il tribunale della storia mettesse a rischio quello della conoscenza. Perché non c’è dubbio, da un lato, che non è per nulla secondario capire chi davvero si è trovato da una parte giusta o da una parte sbagliata (per scelta deliberata, per casualità, per opportunismo o arrivismo…). Al contempo, però, è sacrosanto sottolineare – con parole che prendo da un bellissimo romanzo, letto anch’esso di recente – che “l’intelligenza, il talento, il genio non hanno mai impedito di sbagliarsi” e “si direbbe, anzi, che che aiutino a immergersi ancor più in tutta la profondità e nel cupo splendore dello smarrimento”. Sicché, a ben vedere, non c’è nulla di strano nel constatare che nella medesima figura di grande studioso possa sovente convivere una figura di uomo piccolo e ostinatamente cieco. E non è detto che la seconda sia idonea a cancellare sempre la prima; come non è detto che i “figli”, o i discepoli accademici, debbano di per sé “pagare” i gesti o le opzioni pubblici dei loro pur autorevoli maestri, al punto da sentirsi inevitabilmente spinti verso contegni (questi si) poco oggettivi (di difesa ad oltranza, sino alla negazione, ovvero, all’opposto, di spontaneo e severo revisionismo). Onor di verità, in altri termini, obbliga ad accettare, senza contraddizione alcuna, che un cattivo maestro possa essere stato anche un ottimo e imprescindibile scienziato, e viceversa. E che sia proprio la più onesta e lineare delle interrogazioni a farci capire la complessità degli animi e delle esperienze, onde trarne ammonimenti e insegnamenti più saldi e consapevoli.

In conversazione con l’Autore

Una recensione (di W. Catalano)

Condividi:

Sorry, the comment form is closed at this time.

 
© 2026 fulviocortese.it Suffusion theme by Sayontan Sinha