L’estate ormai passata, eppure non del tutto dimenticata, ha confermato che è sempre utile tornare a Kadare. A questo gigante albanese della letteratura mondiale, che con Il dossier O. offre il miglior divertimento (nel senso etimologico, del “volgersi altrove”) rispetto alla visione (onestamente difficile da digerire del tutto) dell’Odissea di Christopher Nolan. Pure il grande scrittore, infatti, ci riporta a Omero, ma con un romanzo che è rara combinazione di satira, commedia buffa e fantastica, profondissima indagine culturale. La trama è tanto semplice quanto eccentrica. Due giovani studiosi irlandesi, che intendono andare al fondo del mistero omerico, ossia della questione sull’origine di quell’epica e sulle modalità della sua formazione progressiva e rapsodica, decidono di lasciare New York per recarsi nell’Albania più montagnosa e sperduta. Sono convinti di trovare proprio lì ciò che ricercano, visto che l’Albania custodirebbe una ricca tradizione di canti epici, tramandati da rapsodi ancora attivi e, come tali, eredi della più risalente e millenaria cultura illirica. Questa indagine, però, non può che scontrarsi con l’arretratezza e la piccineria della provincia albanese degli anni Trenta, che li scambia per spie straniere e li espone, così, ad elucubrazioni di ogni tipo – ivi compresi gli improbabili sogni erotici di una locale Madame Bovary – e pure a seri pericoli. Ma il naufragio apparente di questa avventura – che a tratti non può non strappare il sorriso del lettore: ci si ritrova quasi tra le pagine del migliore Gogol’ – nasconde tra le righe sia il rinvio a un’intensa meditazione sulle fondamenta prime della cultura greca più antica (sono riflessioni che Kadare ha svolto ampiamente in un saggio molto importante), sia la rappresentazione, quasi nella forma della tragedia, del mistero dell’epica e del solo veicolo che può consentire di seguirne veramente le tracce. Applausi per Il dossier O., dunque. Perché regala qualche ora di intelligente distrazione e dimostra che dietro la scrittura apparentemente più facile si cela uno studio raffinatissimo, capace di sprigionare effetti particolarmente evocativi.

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