Franco Cordelli in eterna resa dei conti (da rivistastudio.com)

Che differenza c’è tra i poeti e gli altri uomini? La stessa che passa tra la carta fotografica, che si usa per sviluppare le foto nella camera oscura, e la carta normale, utilizzabile per le stampanti. La prima è particolarmente impressionabile. Coglie la luce, la cattura restituendola in forme nuove, più vere. In egual modo di come il poeta percepisce e traduce la realtà meglio di chi, uomo comune, le sembra apparentemente più vicino. Sicché la poesia non è nulla di così intellettuale, colto, poco decifrabile, distante dalle cose di ogni giorno. È il colore più autentico del sangue che scorre nelle vene del nostro grande e universale corpo collettivo. Dunque è pop per eccellenza. Non c’è niente di strano, allora, se un cantante di successo, che in anni recenti ha organizzato affollatissimi beach parties, e un grecista-traduttore assai anziano, ed editore elegantissimo e venerato, decidono di collaborare per assemblare un’antologia di 115 poesie. Il risultato è una raccolta originale, fresca e densa allo stesso tempo, che spazia dall’antichità ai giorni nostri, con scelte che a volte sono quasi dovute e spesso non sono scontate affatto. C’è il consueto libero e liberatorio Rimbaud; c’è (per me è sempre stata tale) la più bella poesia di Majakovskij, che forse riecheggia in un testo (altrettanto bello) di Philippe Jaccottet; c’è un inatteso, erotico Giuseppe Parini; c’è uno studiatissimo, tormentato Lorenzo de’ Medici; c’è il meditabondo, profondo Robert Frost; c’è una dolce, avvolgente Mariangela Gualtieri; c’è un estratto di un Pound potentissimo. Ma ci sono anche Saffo, Campana, Ungaretti, Esiodo, Chlebnikov, Poliziano, Zagakewski, De Angelis, Cappello, Penna, la Pozzi, Borges, Aldo Nove, l’ineguagliabile Wilcock… l’elenco sarebbe lunghissimo. E poi non mancano i greci moderni, Kavafis, Ritsos, Kazantzakis, Anaghnostakis… Forse sono loro a tessere la trama segreta della silloge, a fare da pietre miliari in una strada che inneggia alla vita in ciò in cui essa merita di essere presa fino in fondo. Non è rilevante, ad ogni modo, che non ci sia, nella progressione delle singole poesie, un costrutto facilmente riconoscibile. Serve davvero un costrutto? Se siamo in spiaggia, e raccogliamo conchiglie, ne vediamo di tutte le fogge. L’istinto, poi, è di trovarne sempre di nuove, in casuale sequenza. Mi sarebbe piaciuto, infatti, trovare anche altri poeti: Federico Tavan, Giorgio Bassani, Fabio Pusterla, Franco Marcoaldi, Novalis, Tiziano Scarpa, Ennio Cavalli, Andrea Zanzotto, Umberto Fiori, Philip Larkin, Dylan Thomas, Franco Fortini, Marianne Moore… e tanti ancora. Dopo l’ultimo pezzo, ci si chiede se, di questi libri, dotati di una così grande spontaneità, ce ne possano essere altri. Di sicuro ci sono editori e Autori che lanciano da tempo analoghe e provvide pillole: Ronzani distribuisce salutari Monodosi di poesia; e Igor De Marchi – uno degli altri poeti che in Poesie da spiaggia non avrebbe certo sfigurato – spaccia ottime confezioni di Antibiosi. La terapia, per fortuna, può continuare. Buona cura a tutti!
Una recensione (di D. Brullo)

A p. 67 di questo volume si può leggere quanto segue: “In una buona libreria trovi sempre quel che non stavi cercando; bisogna vivere ogni visita con curiosità, lasciando che la tua capacità di stupirsi ti assalga ed esca allo scoperto. Mai capiti coloro che entrano con in testa un titolo, lo chiedono e non si peritano neanche di dare un’occhiata al resto. Sono un posto, le librerie, in cui conviene abbassare la guardia”. L’osservazione – da sottoscrivere in toto – suggerisce esattamente quale debba essere lo spirito con cui avvicinarsi a Gli introvabili. L’Autore è un vero libraio, che non ha fatto altro che predisporre per il lettore una piccola ma suggestiva visita portatile in una sorprendente libreria emotiva, tanto personale quanto arricchente per chiunque. Gizzi, infatti, ha messo in fila una galleria di titoli – alcuni effettivamente irreperibili e “perduti”, altri tuttora acquistabili online, altri ancora ristampati soltanto di recente – che per lui sono stati importanti: perché letti in un certo momento; perché testimoni di un sodalizio amicale o professionale; o perché compagni e guide ispiratrici di viaggi significativi. Le singole scelte e i brevi capitoli che le raccontano non sono quasi mai banali (forse i più prevedibili sono quelli su Luigi Ghirri e Aldo Capitini). Innanzitutto mi paiono belle e meritevoli di approfondimento alcune riscoperte apparentemente idiosincratiche (John Steinbeck viaggiatore o Giorgio Soavi interprete di Giacometti). Sembrano ficcanti anche i consigli che, dietro il semplice invito alla lettura, suonano come consapevoli e attualissime riproposte intellettuali ed esistenziali (le poesie di e.e. cummings, ad esempio, o la testimonianza a tutto tondo della coppia Pietro Consagra-Carla Lonzi). Non mancano pezzi, infine, che, per tono e misura, sono riusciti di per sé: per lo più non si tratta di mere recensioni, né di ricordi vagamente retorici, ma di prove di scrittura in cui il libraio stesso dimostra una certa capacità narrativa (e così è per il testo sulla Storia della boxe di Alexis Philonenko, per quello sull’Afghanistan di Alighiero Boetti e per quello sulla preziosa traiettoria editoriale di Franco Maria Ricci). Al di là degli specifici contenuti, ciò che rende Gli introvabili un libro da acquistare, conservare e frequentare con costanza, è il magnetismo che esprimono i percorsi contenuti nei capitoli: vi ci si può immergere con estrema facilità, nel tempo di una pausa caffè o di una colazione, riemergendo serenamente distratti e incuriositi, e avvinti dal desiderio di sfogliare la pagina successiva e trovare, come in una matrioska (sembra alludere a questa immagine anche la copertina), un’altra irresistibile sollecitazione.
Recensioni (di A. Briganti; di D. Gabutti; di L. Mascheroni; di S. Zangrando)