{"id":9271,"date":"2023-11-17T21:26:37","date_gmt":"2023-11-17T20:26:37","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=9271"},"modified":"2023-12-12T18:52:16","modified_gmt":"2023-12-12T17:52:16","slug":"duchamp-politique","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=9271","title":{"rendered":"Duchamp politique (Pablo Echaurren)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/m.media-amazon.com\/images\/I\/41SP6C77nHL._SY466_.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"311\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tutti conoscono <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/arte-base\/marcel-duchamp-arte-concettuale-vita-opere-stile\">Marcel Duchamp<\/a>. Almeno per l\u2019esposizione del famoso <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Marcel_Duchamp.jpg#\/media\/File:Marcel_Duchamp.jpg\">orinatoio<\/a> del 1917, che viene sempre ricordato come qualcosa di assolutamente rivoluzionario. E lo \u00e8 stato davvero. Ma siamo sicuri di averne compreso il senso fino in fondo? Il <em>Duchamp politique<\/em> di Pablo Echaurren &#8211; edito in versione bilingue, inglese e italiana, con un\u2019originale postfazione di Marco Senaldi &#8211; offre una lettura incisiva e illuminante. Come pu\u00f2 essere quella di un <a href=\"https:\/\/www.thedotcultura.it\/porci-sarete-voi-larte-duchampiana-e-non-ripetitiva-di-pablo-echaurren\/\">artista<\/a> &#8211; pittore singolarissimo e maestro del graphic novel &#8211; che a Duchamp ha sempre guardato come a un punto di <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2016\/10\/11\/pablo-echaurren-movimento-del-77-gli-indiani-metropolitani-la-massificazione-dellavanguardia\/\">riferimento<\/a> essenziale. Anzi, esistenziale, perch\u00e9 morale, oltre che politico. Un passaggio del libro riassume efficacemente questi caratteri: \u201cIn una societ\u00e0 di finzione e rappresentazione, in cui le immagini si sono separate dalla vita e lo spettacolo domina ogni campo umano come ornamentazione, come produzione di oggetti-immagine, come insieme di merci che contemplano se stesse in un mondo da esse creato, in una simile societ\u00e0 Duchamp adotta oggetti scarni, elementari, sfuggenti alle leggi dell\u2019apparire, sottraendoli al mondo indistinto della merce. Oggetti che non si ergono sui loro produttori espropriati, che emergono in sordina dal paesaggio urbano, troppo urbano, che scoprono un inedito e imprevisto valore d\u2019uso, che riacquistano dignit\u00e0 e si riqualificano nella scelta dell\u2019artista\u201d (p. 98). Questa, di per s\u00e9, non \u00e8 una ricostruzione nuova. E se ne pu\u00f2 comprendere bene anche l\u2019attualit\u00e0, se non la profezia su ci\u00f2 che molta arte contemporanea sarebbe stata ed \u00e8. Basta leggere l\u2019ultimo, aguzzo libro di <a href=\"https:\/\/www.ilgiornaledellarte.com\/articoli\/le-storie-dell-arte-contemporanea-di-andrea-bellini\/144022.html\">Andrea Bellini<\/a>. Tuttavia, a colpire nel segno \u00e8 la maniera con cui la traiettoria duchampiana \u00e8 presentata, perch\u00e9 ne evidenzia tutta la radicalit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/a\/a3\/Five-Way_Portrait_of_Marcel_Duchamp%2C_21_June_1917%2C_New_York_City.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"148\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019estrema ironia, la critica delle istituzioni museali, la pratica di uno stile di vita essenziale, il rigetto del denaro e delle sue infrastrutture sociali, la scelta della decostruzione apparentemente pi\u00f9 casalinga e spiazzante, eppure ricercata, perch\u00e9 animata dalla volont\u00e0 di restaurare la profondit\u00e0 intrinseca delle cose ben fatte: sono tutte coordinate di un manifesto umanista che da artistico si fa totalizzante, diremmo antropologico. L\u2019avvio del ragionamento compiuto nel saggio &#8211; che induce a un parallelo ficcante tra l\u2019universo duchampiano, l\u2019arte medievale e una sorta di ascetismo filosofico &#8211; spiega i fondamenti teorici del <a href=\"https:\/\/letterartiblog.com\/2022\/03\/31\/il-ready-made-e-la-rivoluzione-degli-oggetti\/\">ready-made<\/a> e la sua valenza etica e metodologica. Che nulla ha a che fare con la distruzione dell\u2019arte o dell\u2019artista, bens\u00ec, all\u2019opposto, si propone di rigenerarne le esperienze. Quasi in un percorso di liberazione da tutti i fattori che possono, viceversa, svolgere un ruolo condizionante o, addirittura, standardizzante. Si potrebbe scorgere, qui, un sorprendente punto di contatto con il pensiero heidegerriano, con le riflessioni ontologiche su che cosa sia \u201cuna cosa\u201d. Chi l\u2019avrebbe mai detto? Alla fine del saggio viene spontaneo tornare all\u2019inizio, per constatare che Echaurren ha proprio ragione: Duchamp \u00e8 \u201cun palinsesto su cui scrivere e riscrivere all\u2019infinito senza pregiudicarne la superficie, senza mai graffiarla, intaccarla, o anche solo scalfirla\u201d. Perch\u00e9 \u201ctutti giochiamo a scacchi con Marcel, ciascuno di noi portandosi appresso una propria scacchiera \u00e8 un proprio schema variamente, diversamente, truccati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/duchamp-politico\/gioacchino-toni\/2019\/\">Recensione (di G. Toni)<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/kiGR1IZKA60?si=vCgQqeiqMN1-Mw4M\">Conversazione con Pablo Echaurren<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti conoscono Marcel Duchamp. Almeno per l\u2019esposizione del famoso orinatoio del 1917, che viene sempre ricordato come qualcosa di assolutamente rivoluzionario. E lo \u00e8 stato davvero. Ma siamo sicuri di averne compreso il senso fino in fondo? Il Duchamp politique di Pablo Echaurren &#8211; edito in versione bilingue, inglese e italiana, con un\u2019originale postfazione di <a href='https:\/\/fulviocortese.it\/?p=9271'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[172,544,197,545,58,210],"class_list":["post-9271","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-biblio","tag-arte","tag-duchamp","tag-economia","tag-ready-made","tag-saggio","tag-societa","category-1-id","post-seq-1","post-parity-odd","full-content"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9271","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9271"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9271\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9323,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9271\/revisions\/9323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fulviocortese.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}