{"id":913,"date":"2013-01-27T22:09:52","date_gmt":"2013-01-27T21:09:52","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=913"},"modified":"2013-02-07T14:50:06","modified_gmt":"2013-02-07T13:50:06","slug":"i-sequestrati-di-altona-vittorio-de-sica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=913","title":{"rendered":"I sequestrati di Altona (Vittorio De Sica)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-991\" title=\"altona\" src=\"http:\/\/fulviocortese.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"61\" height=\"118\" \/><\/a>In questa Giornata della memoria, dopo aver rivisto il film che Vittorio De Sica aveva tratto dall\u2019omonimo dramma di Sartre, tante cose mi riescono difficili. La prima \u00e8 comprendere lo scarso successo che quest\u2019opera ha ricevuto nel 1962, al tempo della sua prima proiezione. Era davvero troppo sofisticata? O forse era il tema ad essere ancora troppo \u201cduro\u201d da affrontare sul grande schermo? Non \u00e8 facile individuare una spiegazione: perch\u00e9, in verit\u00e0, De Sica \u00e8 riuscito a portare al cinema un complessissimo pezzo di grande teatro; e perch\u00e9 lo spinoso rapporto tra un intero paese, la Germania, e il ricordo degli orrori e dei crimini del regime che l\u2019ha storicamente travolto non poteva essere reso in un modo migliore.<\/p>\n<p>\u00c8 questo stesso <em>modo<\/em>, per\u00f2, a costituire il secondo profilo di difficolt\u00e0. E ci\u00f2 per il fatto che la tragicit\u00e0 estrema del finale non sembra lasciare scampo. Lo squarcio sulla verit\u00e0 del presente e sul pratico, e quasi indifferente, superamento del passato conferma per Franz una condanna totalmente irrefutabile. Eppure, il giovane ufficiale che si \u00e8 reso complice di brutalit\u00e0 indicibili e che vive, schizoide, da sequestrato nella soffitta della ricca casa paterna \u2013 \u201cprotetto\u201d, paradossalmente, sia dal rischio di una sua cattura da parte dei vincitori, sia dal fantomatico e finto scenario di irrimediabile disfatta che gli viene quotidianamente ammansito dalla figura ambigua della sorella Leni \u2013 ci sembra intimamente consapevole della giustizia intrinseca che la sconfitta deve necessariamente determinare, e ci pare, pur nella sua conclamata follia, anche migliore del padre (magistralmente interpretato da Fredric March), di quella agiata generazione borghese che nel suo proprio interesse non ha esitato a lasciarsi sedurre e a vendere al nazismo tutta la vita dei suoi figli pi\u00f9 capaci. \u00c8 una tentazione, questa, che pu\u00f2 riproporsi ancora, che affonda le sue radici in una debolezza morale che \u00e8 ricorrente in ogni contesto sociale.<\/p>\n<p>Ecco quale pu\u00f2 essere il punto: il fatto che il film sembri del tutto sballato, o a tratti addirittura \u201cstralunato\u201d, se da un lato <em>stona<\/em> con le attese che la partecipazione di attori di primo piano poteva suscitare (e con il consueto realismo della sperimentata coppia Zavattini-De Sica), dall\u2019altro realizza un effetto allucinante e disorientante che giova alla materia e al contesto, cos\u00ec come alla tensione psicologica che percorre tutta la storia ed alla forte e ricercata caratterizzazione dei personaggi. Il sentirsi <em>disturbati<\/em> \u00e8 un pregio, un segno che l\u2019obiettivo del regista ci ha <em>inquadrati<\/em> fin troppo bene. Proprio a questo livello si pu\u00f2 misurare la fedelt\u00e0 con il testo originale che ha ispirato De Sica. Questo disturbo, infatti, \u00e8 l\u2019indice della riflessione che il film, come il dramma teatrale, voleva stimolare, un\u2019aspra meditazione, cio\u00e8, sulla condizione umana <em>tout court<\/em> e sul suo essere sempre e comunque in bilico. Per riprendere le parole di Sartre (ben ricordate, a proposito di questo film, da Mario Vargas Llosa, <em>Tra Sartre e Camus<\/em>, Milano, 2010, 61), \u201cnessuno di noi \u00e8 stato carnefice ma, in un modo o nell\u2019altro, tutti noi siamo stati complici di una certa politica che oggi disapproveremmo\u201d; anche noi, quindi, come Franz, oscilliamo tra \u201cuno stato di indifferenza bugiarda e un\u2019irrequietezza che si interroga senza tregua: cosa siamo, cosa abbiamo voluto fare e cosa abbiamo fatto?\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IIscO2HYcTg\">Uno spezzone particolarmente intenso<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa Giornata della memoria, dopo aver rivisto il film che Vittorio De Sica aveva tratto dall\u2019omonimo dramma di Sartre, tante cose mi riescono difficili. La prima \u00e8 comprendere lo scarso successo che quest\u2019opera ha ricevuto nel 1962, al tempo della sua prima proiezione. 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