{"id":8974,"date":"2023-04-25T20:05:17","date_gmt":"2023-04-25T19:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8974"},"modified":"2023-04-25T20:05:18","modified_gmt":"2023-04-25T19:05:18","slug":"una-stanza-tutta-per-se-virginia-woolf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=8974","title":{"rendered":"Una stanza tutta per s\u00e9 (Virginia Woolf)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.libraccio.it\/images\/9788807900600_0_500_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"362\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1928 Virginia Woolf tiene due conferenze in due collegi universitari femminili. Il tema \u00e8\u00a0<em>Le donne e il romanzo<\/em>. Nel 1929 da quegli incontri emerge questo libro, che non \u00e8 esagerato definire un vero e proprio\u00a0<em>masterpiece<\/em>. L\u2019argomentazione di fondo \u00e8 scoperta sin dalle prime pagine: a una donna, per poter scrivere davvero, servirebbero una piccola rendita e una stanza tutta per s\u00e9. Le servirebbero, cio\u00e8, al di l\u00e0 di qualsivoglia conquista ideale, pochi ed essenziali strumenti materiali, per consentirle di uscire dallo status di costrizione e di inferiorit\u00e0 che per secoli l\u2019ha esclusa da molte possibilit\u00e0, limitandola a uno specifico confine domestico. Woolf spiega l\u2019assunto con un complesso itinerario di riflessioni e associazioni mentali, talvolta improvvise e tutte apparentemente casuali e animate da un flusso di coscienza. Ma la casualit\u00e0 non \u00e8 tale, tanto che il saggio va al di l\u00e0 del suo preannunciato punto di arrivo: non solo perch\u00e9 funge quasi da dichiarazione di poetica per il romanzo &#8211;\u00a0<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Orlando_(romanzo)\">Orlando<\/a><\/em>\u00a0&#8211; che, in quel momento, Woolf stessa aveva pubblicato; ma soprattutto perch\u00e9, in questa sua funzione teorica, si allontana dalla contingenza, come da qualsiasi allusione al profilo biografico dell\u2019Autrice, e acquista valore fondativo di una nobilissima progenie di scrittrici e di un filone di pensiero particolarmente forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo capitolo vediamo la scrittrice calarsi nei panni di una donna immaginaria, che passeggia nei pressi dell\u2019universit\u00e0, anch\u2019essa immaginaria (ma fin troppo realistica), di Oxbridge, i cui luoghi sono per lo pi\u00f9 riservati ai maschi. La stessa donna misura le differenze che esistono con i collegi femminili, che, nonostante ci\u00f2, sono stati creati quando alcune donne, come lei, hanno avuto la disponibilit\u00e0 di una somma di denaro sufficiente ad avviare quell\u2019esperienza. Nel secondo capitolo, la protagonista si trova a Londra, alla Library del British Museum. Qui scopre che la donna \u00e8 oggetto di innumerevoli opere, tutte per lo pi\u00f9 maschili; e zeppe, in larga parte, di assunti pregiudiziali sull\u2019inferiorit\u00e0 fisica e morale del genere femminile. Intuisce che i \u201cprofessori\u201d, gli autori maschi di quelle opere, sono animati da una sorta di\u00a0<em>rabbia<\/em>, da un sentimento che in parte \u00e8 veicolato dalla volont\u00e0 di trattenere la donna nel suo ruolo di specchio passivo del dominio maschile, e per altri versi \u00e8 animato da un\u2019incessante tensione al possesso, che travalica i rapporti tra i sessi e che ne alimenta una peculiare dimensione psicologica. Nei capitoli successivi (il terzo, il quarto e il quinto) la traiettoria comincia gradualmente a curvarsi sulla questione letteraria che l\u2019ha stimolata. Si apprende che prima del Settecento sarebbe stato difficilissimo che una donna potesse essere una scrittrice. Avrebbe potuto essere, come \u00e8 stata, un\u2019eroina della letteratura d\u2019immaginazione. Mai avrebbe potuto diventare come Shakespeare. Avrebbe incontrato difficolt\u00e0 insormontabili e sarebbe stata costretta, se ce l\u2019avesse fatta, a nascondersi dietro un nome maschile, pena il rischio di essere esposta all\u2019ironia diffusa, se non alla pubblica derisione. Tra la fine del Seicento e l\u2019Ottocento le cose cominciano a cambiare. Si stagliano figure come <a href=\"https:\/\/www.poetryfoundation.org\/poets\/anne-finch\">Lady Winchilsea<\/a>, <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Margaret_Cavendish,_Duchess_of_Newcastle-upon-Tyne\">Margareth di Newcastle<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/aphra-behn_%28Enciclopedia-Italiana%29\/\">Aphra Behn<\/a>. Ma a tratti sono ancora pervase, anch\u2019esse, dalla rabbia per la condizione che continuano a vivere. \u00c8 una peculiarit\u00e0 che si pu\u00f2 percepire anche nelle pi\u00f9 famose Jane Austen o Charlotte Bront\u00eb, che, nonostante le indubbie qualit\u00e0 stilistiche, ancora non accedono all\u2019<em>integrit\u00e0<\/em>\u00a0tipica dello scrittore. Tuttavia questa lunga meditazione giunge a un possibile punto di svolta, a una figura di scrittrice che non sembra aver paura di raccontare di sentimenti e occupazioni femminili diversi da quelli della tradizione, e soprattutto che non scrive pi\u00f9 con rabbia: che non ha pi\u00f9 bisogno, cio\u00e8, di \u201csalire sul tetto\u201d e \u201crovinarsi la pace desiderando viaggi, esperienze e quella conoscenza del mondo e dei caratteri che le era stata negata\u201d. Questa scrittrice pu\u00f2 finalmente esprimersi come una donna e arrivare anche a deridere le vanit\u00e0 dell\u2019altro sesso, anche se, per emergere del tutto, ha ancora bisogno di un po\u2019 di denaro e di una stanza tutta per s\u00e9. Nell\u2019ultimo capitolo si traggono delle conclusioni. Se \u00e8 vero, da un lato, che per la donna scrittrice il percorso non \u00e8 ancora definito, e che l\u2019intelletto e la poesia hanno comunque bisogno di \u201ccose materiali\u201d (mentre \u201cle donne sono sempre state povere\u201d), \u00e8 altrettanto vero che, forse, sul piano artistico dell\u2019integrit\u00e0 tanto agognata, l\u2019obiettivo dovrebbe essere quello di aspirare a una \u201cmente superiore e androgina\u201d o ad un \u201cmatrimonio dei contrari\u201d; in altri termini, di diventare \u201cuna donna-maschile o un uomo-femminile\u201d. Nonostante questo sia un raggiungimento difficile (visto che oggi tutti sono assai consapevoli del proprio sesso), \u00e8 solo cos\u00ec che si pu\u00f2 uscire dalle polarizzazioni maschile \/ femminile, da \u201cquella fase scolastica dell\u2019esistenza umana in cui ancora esistono squadre\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9\u00a0<em>Una stanza tutta per s\u00e9<\/em>\u00a0\u00e8 un grande libro? Innanzitutto perch\u00e9 \u00e8 ben scritto. E lo \u00e8 perch\u00e9, pur a fronte di una tesi di fondo dichiarata esplicitamente in via preliminare, l\u2019andamento non \u00e8 scontato, \u00e8 sempre sorprendente. A Woolf basta sostare sulla riva di un fiume, sedersi a cena, prendere appunti in biblioteca, vedere un taxi fuori dalla finestra\u2026 Le basta questo per catturare il lettore e condurlo nel labirinto avvolgente delle sue sensazioni e dei pensieri che, per ci\u00f2 solo, prendono una certa forma, parola dopo parola. In questo modo Woolf inaugura un\u00a0<em>canone<\/em>\u00a0vero e proprio, un modello che nel corso del Novecento sar\u00e0 acquisito da altre grandi <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/cultura\/2018\/06\/18\/news\/la-scrittrice-lavora-cosi-200940\/\">autrici<\/a>. Ma \u00e8 questa stessa cosa del canone a dire dell\u2019importanza di\u00a0<em>Una stanza tutta per s\u00e9<\/em>. Woolf, in sostanza, anticipa e teorizza Harold Bloom, creando e quasi incarnando la medesima ispirazione. Per rendersene conto basta leggere un passo: \u201cI libri, chiss\u00e0 come, s\u2019influenzano fra di loro. (\u2026) D\u2019altronde, se considerate qualunque grande figura del passato, Saffo, la Murasaki, Emily Bront\u00eb, scoprirete che \u00e8 sempre erede di una tradizione, e la sua figura letteraria ha potuto esistere perch\u00e9 le donne avevano preso l\u2019abitudine di scrivere con naturalezza\u201d (p. 148). \u00c8 un estratto utile per comprendere anche un altro aspetto rilevante, un punto di forza tutto originale. La qualit\u00e0 artistica cui Woolf sembra tendere come sommo valore e, al contempo, come pi\u00f9 alto parametro di valutazione della conquistata libert\u00e0 espressiva della donna \u00e8 la scrittura naturale, spontanea, emancipata perch\u00e9 svincolata da\u00a0<em>qualsiasi<\/em>\u00a0condizione. Sono i prodromi di un umanesimo assoluto ed esigente, di un canone ulteriore, dunque, ancor pi\u00f9 progressivo, che si \u00e8 costituito e rinsaldato nel tempo, e che da Woolf \u00e8 passato per <a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8598\">Ursula K. Le Guin<\/a> ed \u00e8 giunto oggi fino a <a href=\"https:\/\/www.criticaletteraria.org\/2020\/11\/winterson-shelley-frankissstein.html\">Jeanette Winterson<\/a>. L\u2019et\u00e0 delle\u00a0<em>poetesse<\/em>\u00a0che Virginia attendeva si \u00e8 finalmente dischiusa.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.raiplaysound.it\/audio\/2018\/10\/Gettoni-di-letteratura-Virginia-Woolf---Una-stanza-tutta-per-se-23132864-c40a-41a0-89f8-faa01ed291da.html\">Un gettone di letteratura su Virginia Woolf e questo libro (da raiplaysound.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1928 Virginia Woolf tiene due conferenze in due collegi universitari femminili. Il tema \u00e8\u00a0Le donne e il romanzo. 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