{"id":8579,"date":"2022-08-27T19:19:20","date_gmt":"2022-08-27T18:19:20","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8579"},"modified":"2022-08-27T19:19:22","modified_gmt":"2022-08-27T18:19:22","slug":"un-gatto-attraversa-la-strada-giovanni-comisso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=8579","title":{"rendered":"Un gatto attraversa la strada (Giovanni Comisso)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/copertine.hoepli.it\/hoepli\/xxl\/978\/8834\/9788834608340.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"357\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A Comisso torno con frequenza, quasi in ogni stagione. <em>Un gatto attraversa la strada<\/em> offre l\u2019ennesima occasione per riconfermare le ragioni di una passione. Si tratta di una raccolta di racconti, vincitrice del <a href=\"https:\/\/premiostrega.it\/PS\/libro\/un-gatto-attraversa-la-strada\/\">Premio Strega nel 1955<\/a>. \u00c8 stata ripubblicata quest\u2019anno da La Nave di Teseo, cui si deve il merito di aver intrapreso una sistematica riedizione delle opere dello scrittore trevigiano. Qui lo possiamo gustare al massimo delle sue abilit\u00e0 di narratore breve. Su queste capacit\u00e0 &#8211; vi si soffermano anche Guido Piovene (nel bel testo collocato come postfazione, prima della nota bibliografica di Nico Naldini) e Paolo Di Paolo (nella breve prefazione) &#8211; si \u00e8 detto molto: che a Comisso basta un oggetto, una figura, un animale, un albero, uno sprazzo di mondo per imbastire subito una storia; che le sue storie sono dei proto-sillabari di un\u2019Italia ancora \u201cantica\u201d, schizzi di persone e sentimenti semplici e spontanei, e modelli di certo e nobile riferimento per la scrittura futura dell\u2019amico-allievo Goffredo Parise; e anche che il suo stile, a volte lineare e facilissimo, a volte pi\u00f9 espressivo, e a volte ancora sorprendente (specie nelle apparenti anomalie, anche grammaticali, che qua e l\u00e0 si palesano) sembra corrispondere appieno &#8211; in un gioco di perfetta armonia tra forma e sostanza &#8211; al vitalismo inesauribile, e inesausto, che lo contraddistingue. E si potrebbe continuare. Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce \u00e8 la tecnica pittorica. Comisso, che di grandi artisti \u00e8 stato amico, scrive come se dipingesse, utilizzando parole, frasi e ritmo come se fossero pennellate, istintive, uniche e immodificabili, aliene dalla consuetudine del ritocco ammiccante o ricercato. Quelli dei racconti sono schizzi naturalissimi. Talvolta assumono sembianze allegoriche, perch\u00e9 sintetizzano in modo paradigmatico la fisiologia, o l\u2019esiziale patologia, di pulsioni elementari (come in <i>Occhiali da sole<\/i> o ne <i>Il sospetto<\/i> o ne <i>L\u2019ostessa maligna<\/i>). Talaltra hanno un\u2019implicita intenzione edificante, a suggello di messaggi profondi, ma anche a ritratto di un Paese che oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 (esemplari <i>La nuova padrona<\/i>, <i>Due soldati di regioni lontane<\/i>, <i>La prova d\u2019amore<\/i>). Non a caso, in qualche momento, lasciano anche trasparire nostalgia e solitudine, le vere coordinate emotive di questo bellissimo libro (evidenti in <i>Un ingrato destino<\/i>, <i>L\u2019ozio di Marco<\/i>, <i>La mano del controllore<\/i>, <i>Al mare<\/i>). A tratti, invece, sanno essere ironici e quasi comici, perch\u00e9 ridicolizzano la vanit\u00e0 cui si appigliano certe piccole speranze, specie quando si fondano sul senso della propria, controllata autosufficienza (<i>La disdetta di un timido<\/i>; <i>L\u2019alpino solitario<\/i>). Infine (e sono cos\u00ec gli ultimi otto pezzi) si rivelano allegramente libertini, se non licenziosi, in una specie di crescendo istintivo, cui l\u2019Autore stesso non sa resistere. La chiave di volta di questo intreccio \u00e8 scoperta pi\u00f9 che mai: infatti, il racconto che d\u00e0 il titolo alla raccolta \u00e8 pienamente rappresentativo del <i>mood<\/i> dello scrittore. Comisso gioca con la pi\u00f9 nota delle superstizioni per mettere nero su bianco, in modo apparentemente divertito, la reiterata frustrazione sensoriale cui \u00e8 condannato. Meglio (o peggio\u2026): cui non pu\u00f2 che essere &#8211; o sentirsi sempre &#8211; condannato, perch\u00e9 la realt\u00e0 che lo circonda e le esperienze che essa gli pu\u00f2 dare, purtroppo, non sono pi\u00f9 quelle di un tempo, n\u00e9 quelle che vorrebbe. \u00c8 il Paese, certo, che, pur recando ancora tracce visibili di una realt\u00e0 che fu, sta inesorabilmente cambiando. Soprattutto, per\u00f2, \u00e8 la giovinezza, con tutte le sue illusioni, ad essersene andata.<\/p>\n\n\n\n<p>Recensione (di <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/il-fatale-e-occulto-pessimismo-di-comisso\">R. Carnero<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Comisso torno con frequenza, quasi in ogni stagione. 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