{"id":8344,"date":"2022-01-09T13:22:21","date_gmt":"2022-01-09T12:22:21","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8344"},"modified":"2022-01-09T13:22:23","modified_gmt":"2022-01-09T12:22:23","slug":"una-pillola-di-simone-weil-imperdibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=8344","title":{"rendered":"Una pillola di Simone Weil\u2026 imperdibile!"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ibs.it\/images\/9788832829464_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"174\" height=\"277\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La recente lettura di un bel libro di <a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8245\">Wolfram Eilenberger<\/a> mi ha condotto a riscoprire Simone Weil. I suoi scritti sono sempre costellati di pensieri tanto diretti e lucidi quanto densi e prospettici; e capaci, proprio per questo motivo, di conferire a ogni singola riga l\u2019impronta di un vero classico. Il giudizio vale anche per questo breve, incisivo saggio del 1940, pubblicato solo postumo nel 1950 e poi raccolto negli <a href=\"http:\/\/classiques.uqac.ca\/classiques\/weil_simone\/Ecrits_de_Londres\/ecrits_de_londres.pdf\"><i>\u00c9crits de Londres<\/i><\/a> editi da Gallimard nel 1957. Se ne potrebbe fare oggetto di una approfondita discussione seminariale. La tesi \u00e8 bruciante: occorre sopprimere i partiti politici. I primi recensori del 1950 &#8211; Andr\u00e9 Breton e Alain (pseudonimo di \u00c9mile-August Chartier), i cui pezzi accompagnano questa nuova edizione &#8211; hanno enfatizzato il fatto che il pamphlet potesse essere in primo luogo rivolto al partito comunista e, soprattutto, alla sua declinazione staliniana. Niente di pi\u00f9 vero. Tuttavia l\u2019opera di demolizione ha come oggetto anche il partito tout court, considerato nella sua versione continentale e organizzata. Secondo la Weil, infatti, \u00e8 il partito istituzionalizzato, con la sua disciplina e con la sua vocazione assorbente, a produrre visioni assolute del mondo in reciproca e radicale alternativa, e a configurarsi sempre come fenomeno totalitario, impedendo che si possa garantire nelle istituzioni rappresentative l\u2019autentica formazione di una razionale volont\u00e0 generale. Quella di Rousseau, quindi, non era un\u2019illusione: se non si pu\u00f2 mai realizzare, ci\u00f2 dipende solo dall\u2019esistenza dei partiti. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Il turbinio di antitetiche e irriducibili passioni che i partiti generano ed esaltano nel dibattito pubblico e politico allontana i cittadini da qualsiasi verosimile ricerca del bene comune, rendendoli prigionieri di idee inesistenti o ingannatorie. Con un prezzo da pagare molto pi\u00f9 alto e quasi inimmaginabile: cos\u00ec facendo, la tensione verso la giustizia e la verit\u00e0 si trasforma paradossalmente in questione puramente personale; e in tal modo l\u2019arena pubblica diventa il territorio privilegiato per l\u2019affermazione di misure del tutto opposte all\u2019interesse pubblico.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La potenza del messaggio \u00e8 grande per molte ragioni, specie in quest\u2019ultima parte. Perch\u00e9 non si tratta &#8211; semplicemente &#8211; di mettere alla prova i tanti ragionamenti sui punti deboli della rappresentanza alimentata dai partiti e sull\u2019importanza delle regole costituzionali volte a garantire l\u2019autonomia deliberativa dei parlamenti mediante la protezione della capacit\u00e0 di discernimento di chi vi fa parte. I bilanciamenti classici tra l\u2019idea della rappresentanza come rapporto e l\u2019idea della rappresentanza come posizione non definiscono gli unici confini del saggio. Nel quale, del resto, non si vuole strizzare l\u2019occhio neppure a posture che oggi si potrebbero definire, banalmente, antipolitiche. La filosofa francese prende di mira ogni chiusura istituzionalizzata del pensiero critico, tanto che non risparmia nemmeno l\u2019ortodossia cattolica concepita da San Tommaso. La traiettoria di Simon Weil \u00e8 molto pi\u00f9 moderna; anzi, \u00e8 sorprendentemente attuale. Essa conduce alla perfetta raffigurazione di ci\u00f2 che (tragicamente) accade quando ogni discorso (e in primis quello politico e civile) \u00e8 dichiaratamente lasciato al dominio di opinioni puramente passionali e partigiane, nella convinzione presupposta che anche le valutazioni pi\u00f9 obiettive (come sono quelle scientifiche, ad esempio) altro non siano che il frutto di pure, e false, opzioni assiomatiche. In una societ\u00e0 risolutamente post-ideologica il tema \u00e8 incandescente, perch\u00e9 in teoria dovrebbe essere pi\u00f9 facile accorgersi che il re \u00e8 nudo. Ad ogni modo, se c\u2019\u00e8 qualcosa che questo Manifesto invita a riconsiderare \u00e8 la tendenza fallace a immaginare che i parametri di razionalit\u00e0 siano sempre condizionati, in ultima analisi, da fattori di mera volont\u00e0, e che la libert\u00e0 di tutti e di ciascuno si sviluppi soltanto mediante le sue pi\u00f9 spontanee occasioni di manifestazione. \u00c8 un fenomeno che oggi fagocita gli stessi partiti; che ne travalica l\u2019esperienza. Occorre, tuttavia, apprendere che un tal genere di libert\u00e0 non esiste e che, viceversa, \u00e8 la menzognera utopia di poter sostenere, scegliere e realizzare qualsiasi cosa &#8211; magari accedendo autonomamente a ogni tipo di informazione o di servizio, rigorosamente individualizzati e pretesamente identitari\u2026 &#8211; a lasciare il campo al finale dominio di pochi e ad un pi\u00f9 generale senso di frammentazione e disorientamento collettivi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente lettura di un bel libro di Wolfram Eilenberger mi ha condotto a riscoprire Simone Weil. I suoi scritti sono sempre costellati di pensieri tanto diretti e lucidi quanto densi e prospettici; e capaci, proprio per questo motivo, di conferire a ogni singola riga l\u2019impronta di un vero classico. 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