{"id":29,"date":"2011-09-18T17:29:08","date_gmt":"2011-09-18T15:29:08","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=29"},"modified":"2011-10-23T18:59:58","modified_gmt":"2011-10-23T16:59:58","slug":"lorgoglio-degli-amberson-orson-welles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=29","title":{"rendered":"L&#8217;orgoglio degli Amberson (Orson Welles)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.imdb.it\/title\/tt0035015\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"MagnificentAmbersons\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/5\/55\/The_magnificent_Amberson_movie_trailer_screenshot_%2825%29.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"346\" \/><\/a>\u00c8 un capolavoro di Orson Welles, del 1942. Basterebbe questo per descriverlo. Eppure \u00e8 una descrizione che rischia di essere tanto precisa e significativa quanto ingannevole ed insufficiente.<\/p>\n<p>In primo luogo il pubblico di oggi se ne ricorda poco. Cos\u00ec come si ricorda poco del libro da cui Welles ha preso spunto per la sua sceneggiatura, <em>I magnifici Amberson<\/em> (1918) di Booth Tarkington. In Italia questo splendido romanzo, vincitore del Pulitzer, ha trovato spazio in un\u2019edizione pubblicata da Fandango (2005) e ormai gi\u00e0 rara. Edoardo Nesi ne parla e riparla, anche nel fortunato <em>Storie della mia gente<\/em>, fresco vincitore, quest\u2019anno, del Premio Strega; chiss\u00e0 che i lettori pi\u00f9 sensibili sfruttino il libro di Nesi come un vero ipertesto \u2013 \u00e8 per questo che quel libro vale, del resto \u2013 e vadano a scovare quanto di interessante si pu\u00f2 scoprire nelle citazioni che racchiude, compresi <em>I magnifici Amberson<\/em>.<\/p>\n<p>In secondo luogo si sarebbe tentati di ricordare <em>L\u2019orgoglio degli Amberson<\/em> solo come un\u2019operazione ambiziosa e sfortunata. Welles lo gir\u00f2 quasi integralmente, ma poi, a quanto pare, la fretta dei produttori fu tale da spingerli a commissionarne il montaggio ad altre mani. Come biasimarli, il giovanissimo talento era gi\u00e0 in Brasile per girare un documentario (<em>Its\u2019 all true<\/em>, rimasto, anche, incompleto). Sempre Nesi ci ricorda che Welles ne rimase quasi mortalmente ferito e che ebbe il coraggio di vedere il film solo molti anni addietro, piangendo per lo sconforto. Tuttavia si tratta ancora e sempre di un grande film, nonostante l\u2019insuccesso al botteghino; anzi, probabilmente le mani diverse lo hanno reso pi\u00f9 commestibile di quanto la sfrenata onnipotenza di Welles avrebbe potuto fare. Da questo punto di vista, forse, la pellicola \u00e8 la dimostrazione che talvolta anche il genio necessita di essere educato.<\/p>\n<p>In terzo luogo la pellicola in questione \u00e8 una sorta di <em>passepartout<\/em>, per capire Welles, ma anche per capire l\u2019immenso <em>Citizen Kane<\/em>, che era stato proiettato solo l\u2019anno prima. I due film non sono diversi, e gli <em>Amberson<\/em> lo testimoniano con forza, non soltanto per la presenza di Joseph Cotten, ora nei panni dell\u2019\u201cinventore\u201d e \u201ccostruttore\u201d di automobili Eugene Morgan.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 uno sfondo, anche qui tutto americano: il declino di una grande ed opulenta famiglia del Sud, gli Amberson per l\u2019appunto, nel momento dell\u2019irresistibile avanzata dell\u2019et\u00e0 industriale e dei mutamenti sociali che essa ha comportato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche qui una storia tutta wellesiana: un\u2019infanzia che si radica in s\u00e9 stessa e che resiste alle evoluzioni della vita, dominandola integralmente e drammaticamente; una sola frase, pronunciata da George Minafer Amberson, l\u2019ultimo rampollo della dinastia degli Amberson, interpretato da Tim Holt, esprime la radice di una maledizione che \u00e8 il cuore della vicenda e che non \u00e8 soltanto lo slogan storico di una classe arrogante e destinata ad essere superata: \u201cL\u2019unico vantaggio di essere qualcuno dovrebbe essere quello di fare il proprio comodo\u201d.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 anche qui, infine, un metodo, un approccio al cinema o, meglio, alla tecnica cinematografica anche e sempre tipicamente wellesiano: la trama \u00e8 secondaria e il cinema, propriamente, \u00e8 lo strumento di un <em>exemplum<\/em>, la cui grandezza lo supera e lo scuote, e al cui servizio cooperano sempre sinergicamente la voce del regista-narratore-dio, la forza della fotografia e dei chiaroscuri, l\u2019alternarsi dei punti vista. Welles non realizza, in poche parole, la tragedia classica, ma \u00e8 un vero maestro della letteratura apologetica, e qui sta, ancora una volta, la sua effettiva grandezza. Rispetto a <em>Citizen Kane<\/em>, l\u2019epilogo, proprio perch\u00e9 costruito da altri, rende maggiormente palese il messaggio, in fondo cos\u00ec semplice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un capolavoro di Orson Welles, del 1942. Basterebbe questo per descriverlo. Eppure \u00e8 una descrizione che rischia di essere tanto precisa e significativa quanto ingannevole ed insufficiente. In primo luogo il pubblico di oggi se ne ricorda poco. 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