{"id":211,"date":"2011-11-28T23:05:01","date_gmt":"2011-11-28T22:05:01","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=211"},"modified":"2014-01-08T21:34:19","modified_gmt":"2014-01-08T20:34:19","slug":"la-sentenza-valerio-varesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=211","title":{"rendered":"La sentenza (Valerio Varesi)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.sperling.it\/la-sentenza-valerio-varesi\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.sperling.it\/images\/sperling_it\/a_838\/838978886061GRA_4_227X349_exact.JPG\" width=\"182\" height=\"279\" \/><\/a>\u00c8 complesso valutare con obiettivit\u00e0 questo romanzo. Affrontare la Resistenza e le sue pagine \u201cdifficili\u201d non \u00e8 cosa indolore; specialmente se nelle pieghe di quelle pagine l\u2019Autore si propone di scovarne le ombre, di rappresentarle senza paura, di ribadire comunque, proprio attraverso di esse, l\u2019importanza di quell\u2019esperienza e le ragioni che l\u2019hanno sostenuta.<\/p>\n<p>Si tratta, per\u00f2, di un romanzo importante ed originale. Cos\u00ec come per altri versi era significativo, e ci\u00f2 nonostante \u00e8 stato quasi dimenticato, <em>Le ragioni del sangue<\/em> di Alessandro Gennari. Ma questa volta la virt\u00f9 della narrazione non consiste tanto nel guardare a viso aperto il dramma e lo sconcio della guerra civile, bens\u00ec nel raffigurare la durezza della scelta partigiana come opzione oggettiva di riscatto personale. Valerio Varesi lascia le nebbie &#8220;consolidate&#8221; e fortunate del Commissario Soneri, protagonista di un genere forse fin troppo facile, per addentrarsi in un&#8217;oscurit\u00e0 che afferra anche le ossa e che lo rivela come solido scrittore &#8220;a tutto tondo&#8221;.<\/p>\n<p>Gli eroi della trama sono sostanzialmente due, due partigiani divenuti tali per sottrarsi ad una condizione dalla quale desideravano soltanto scappare. Bengasi \u00e8 il nome di battaglia di un ex militare, fuggito dal carcere durante un bombardamento e finito a comandare, solo per ardore di battaglia, le azioni sconsiderate di un gruppuscolo di patrioti affiliato alla brigata Garibaldi. Jim \u00e8 il nome di battaglia di un ex galeotto, liberato dalla milizia fascista, ma a condizione che si infiltrasse nelle linee dei partigiani e ne svelasse i movimenti e le posizioni. Entrambi non credono a nulla, se non ad un brutale istinto di autoconservazione. Ma il primo scopre l\u2019amore, e con esso riesce a dare per la prima volta un senso al proprio coraggio e, cos\u00ec, anche alla condanna con cui la ragione militare e politica lo travolge. Il secondo, che per timore di essere scoperto esegue la dura sentenza, rivela del tutto la sua pochezza e decide, fedele al suo pseudonimo, di immolarsi in un gesto apparentemente fine a se stesso ma capace di proiettarlo, e quindi paradossalmente di &#8220;salvarlo&#8221;, in una causa che pensava di non aver mai voluto, n\u00e9 potuto, abbracciare.<\/p>\n<p>La cornice del racconto, che si svolge nel Parmense, sull\u2019Appennino emiliano, ha tutti gli ingredienti del pi\u00f9 classico e riuscito racconto sulla guerriglia della Liberazione. Il paesaggio \u00e8 piccolo, ma al contenpo sembra grande, disorientante, misterioso,&#8221; padrone&#8221; e aggrovigliato di presenze incombenti. Le vite e le persone sono povere e disperate, ma esprimono anche la saggezza inconsapevole di una dignit\u00e0 decisamente superiore. Il conflitto mondiale e le sue dinamiche complesse sono certo presenti e avvolgenti, ma il fulcro di ogni esperienza non pu\u00f2 che essere la relazione di uomini e di cose ancor pi\u00f9 concreti e sospesi. I ruoli fissi non mancano, ma il commissario politico, Ilio, e l\u2019agente inglese, Holland, risultano verosimilmente coscienti e presenti, ben radicati in una &#8220;montagna&#8221; leggendaria. La giovent\u00f9 \u00e8, come sempre in questo genere di storie, dilagante e spietata, eppure appare comunque portavoce di una ricchezza inesauribile e piena di speranza.<\/p>\n<p>Il vero messaggio \u201cstorico\u201d \u00e8 affidato alle parole dell\u2019anziana Dora, che compare quasi alla fine, come se, voce del popolo offeso, fosse l\u2019unica e legittima interprete di tutte le drammatiche vicende di quel periodo: \u00abdi santi e di diavoli ce n\u2019\u00e8 un po\u2019 dappertutto. Per i neri c\u2019\u00e8 l\u2019obbligo di arruolarsi e tutt\u2019al pi\u00f9 l\u2019onore per quelli che ci credono. Ai partigiani, invece, non gliel\u2019ha comandato nessuno di andarsi a cercare le schioppettate. Anche loro non sono tutti puliti, ma quei ragazzi che si fanno scannare per evitare che in futuro ci si scanni ancora, loro s\u00ec che meritano\u00bb.<\/p>\n<p><a title=\"Il blog sull'Autore\" href=\"http:\/\/valeriovaresi.splinder.com\/archive\/2011-10\">Il blog sull&#8217;Autore<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 complesso valutare con obiettivit\u00e0 questo romanzo. Affrontare la Resistenza e le sue pagine \u201cdifficili\u201d non \u00e8 cosa indolore; specialmente se nelle pieghe di quelle pagine l\u2019Autore si propone di scovarne le ombre, di rappresentarle senza paura, di ribadire comunque, proprio attraverso di esse, l\u2019importanza di quell\u2019esperienza e le ragioni che l\u2019hanno sostenuta. 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