{"id":1142,"date":"2013-03-16T22:52:06","date_gmt":"2013-03-16T21:52:06","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=1142"},"modified":"2013-03-17T14:51:13","modified_gmt":"2013-03-17T13:51:13","slug":"mafioso-alberto-lattuada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=1142","title":{"rendered":"Mafioso (Alberto Lattuada)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"mafioso\" src=\"http:\/\/www.filmscoop.it\/locandine\/mafioso.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"282\" \/>Ad <a href=\"http:\/\/www.italica.rai.it\/scheda.php?scheda=lattuada\">Alberto Lattuada<\/a> si pu\u00f2 arrivare anche per caso, in un pomeriggio noioso, durante il quale vedere in tv un vecchio kolossal degli anni Cinquanta, come <em>La tempesta<\/em> (1958). Cos\u00ec mi era capitato, in effetti, diversi anni fa, e dopo quel pomeriggio la voglia di leggere <em>La figlia del capitano<\/em>, il romanzo di\u00a0Pu\u0161kin da cui il film era stato tratto, aveva avuto il sopravvento. Ma i pomeriggi noiosi, si sa, non sono mai troppo pochi, ed \u00e8 successo che, immerso nello stesso <em>mood <\/em>di una giornata nuovamente stanca, di Lattuada ho visto anche <em>Anna<\/em> (1951): l\u2019immagine di Silvana Mangano si \u00e8 stampata nella mia mente, come il ritmo di <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=j-HNZLg6ntI\"><em>El Negro Zumbon<\/em><\/a>, la canzone musicata da Armando Trovajoli, che la bellissima e giovanissima attrice interpretava nel doppiaggio della vicentina Flo Sandon\u2019s (<em>alias<\/em> di Mammola Sandon, prossima vincitrice del Festival di Sanremo del 1953, assieme a Carla Boni, con <em>Viale d\u2019autunno<\/em>). Dopo un po&#8217; di tempo, altro pomeriggio noioso, ed altro film di Lattuada, molto diverso dagli altri due. Questa volta lo incontro su una piccola rete locale, ed \u00e8 <em>Mafioso<\/em> (1962), interpretato da un inedito e stranissimo Alberto Sordi, eppure a suo modo, e ancora, indelebile. A conferma del fatto che, una volta visto, Lattuada <em>non ci molla<\/em> pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ho rivisto <em>Mafioso<\/em> anche questa settimana, in occasione di un <a href=\"http:\/\/www.unitn.it\/giurisprudenza\/evento\/26944\/cineforum-diritto-in-35-millimetri\">cineforum<\/a>. Ci\u00f2 che accade al protagonista \u2013 un ingegnere siciliano che vive e lavora a Milano, in una grande industria, e che torna con la moglie lombarda in Sicilia, per una breve vacanza nel suo paese natale \u2013 riesce sempre a sorprendermi. Nino Badalamenti (Sordi) \u00e8 animato dal desiderio di riscoprire tutta la sua migliore giovent\u00f9 e di farla conoscere alla sua consorte. Ma il suo viaggio \u00e8 un difficile processo di autocoscienza, che lo attanaglia ad un ordine sociale arretrato ed autoritario, e che lo risucchia nel sofisticato ordine criminale che di quell\u2019ordine sociale rappresenta un destino apparentemente irrefutabile. Il vortice che travolge l\u2019ingegnere \u00e8 parzialmente insospettabile, nei suoi sviluppi, anche per lo spettatore: sicch\u00e9 l\u2019impensabile si realizza, implacabilmente, e la proiezione si chiude dove era cominciata, nei movimenti e nei suoni della fabbrica in cui Nino ritorna ad essere il puntuale quadro industriale di cui ogni azienda vorrebbe disporre.<\/p>\n<p>Quali sono, per\u00f2, le cose che, come sempre in Lattuada, finiscono per <em>non mollarci<\/em> pi\u00f9? La prima fra tutte, forse, \u00e8 la scelta dell\u2019attore principale, quella apparentemente pi\u00f9 discutibile: perch\u00e9 l\u2019accento <em>siciliano<\/em> del <em>romano<\/em> Sordi \u00e8 eccessivamente marcato; perch\u00e9 si tratta di un\u2019icona della commedia catapultata in un ruolo fortemente drammatico; perch\u00e9 il tema \u00e8 serissimo e, nonostante ci\u00f2, la maschera comune del grande attore nazional-popolare non manca di suscitarci qualche risata. Tuttavia \u00e8 proprio questo immediato fattore di debolezza a rendere vincente l\u2019intuizione del regista: Sordi, nel film, non \u00e8 (solo) il siciliano; \u00e8 (proprio) l\u2019italiano medio, con la sua piccola famiglia, i suoi affetti, i suoi piccoli pregi e i suoi piccoli difetti; \u00e8 quella parte dell\u2019italianit\u00e0 pi\u00f9 ordinaria in cui si nasconde, quasi strutturalmente, il seme di una tragica debolezza morale. In proposito, mi piacerebbe pensare che l\u2019opzione Sordi sia venuta in mente, a Lattuada, dopo quel ciclo di film \u2013 girati da Luigi Zampa: <em>Anni difficili<\/em>, <em>Anni facili<\/em>, <a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=291\"><em>L&#8217;arte di arrangiarsi<\/em><\/a> \u2013 in cui, poco tempo prima, l\u2019Albertone aveva messo a nudo proprio quella debolezza ed aveva attirato tante critiche, specialmente nel mondo politico.<\/p>\n<p><em>Mafioso<\/em>, peraltro, \u00e8 ricco di tante altre suggestioni. \u00c8, ad esempio, una storia di <em>chiasmi<\/em>, di <em>progressi<\/em> che si incontrano e che vanno, per\u00f2, in direzioni opposte: Nino affonda in un crescendo di disillusioni, vittima di una precisione che scopre di portare in un cuore molto fragile e che \u00e8 del tutto parallela a quella rettitudine ordinatrice che dimostra quotidianamente nel suo lavoro, cos\u00ec moderno e produttivo; mentre la moglie, dal principio assai riottosa a calarsi in un contesto socio-culturale tanto diverso dal suo, tesse un legame di complicit\u00e0 con la cognata, riuscendo anche a liberarla da alcuni dei tanti complessi che ancora pesano, in quello stesso contesto, sulla condizione femminile. Forse, allora, \u00e8 davvero corretta la <a href=\"http:\/\/beppichiuppani.com\/2012\/12\/16\/tra-i-due-estremi-dellautoritarismo-mafia-e-neoliberismo-in-un-capolavoro-di-alberto-lattuada\/\">lettura<\/a> di chi coglie, in <em>Mafioso<\/em>, l\u2019impronta studiata del Lattuada raffinato neorealista, e quindi un impietoso parallelismo, tutto politico, tra le costrizioni omologanti della societ\u00e0 industriale e gli imperativi degradanti di una societ\u00e0 patriarcale ed oppressiva e delle autorit\u00e0 mafiose che capillarmente la governano.<\/p>\n<p>Per quale motivo <em>questo<\/em> Lattuada non viene ricordato tra i pi\u00f9 significativi autori del cinema italiano? Probabilmente per alcune sfortunate ed assorbenti coincidenze temporali (nel 1962 esce anche il <em>Salvatore Giuliano<\/em> di Rosi); o per il duro giudizio di interpreti tanto importanti (come Sciascia, che a <em>Mafioso<\/em> rimproverava l\u2019idea di una mafia troppo facilmente onnipresente e, per ci\u00f2 solo, del tutto indistinta, consegnata, se del caso, alla riproposizione di tanti superati stereotipi). Comunque sia, e come altre volte, Lattuada riesce anche qui ad ottenere il consueto risultato: domande, suggestioni, pensieri e curiosit\u00e0 continuano ad affollarvi la mente. Tutto merito di un regista singolare, che dopo aver \u201cguidato\u201d le mani e gli occhi di Fellini (in <em>Luci del variet\u00e0<\/em>), ha gradualmente \u201csposato\u201d Monicelli e Soldati, l\u2019<em>esterno<\/em> e l\u2019<em>interno<\/em>, il luogo delle avventure, individuali e collettive, e il luogo delle trasformazioni psicologiche e delle indagini antropologiche. Il segreto \u00e8 questo: Lattuada, <em>da fuori<\/em>, ci attira <em>dentro<\/em>; per questo non ci <em>molla<\/em> (e non ci tradisce) mai.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2VIOvq5Baic \">Il film completo <em>on line<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.beniculturali.it\/mibac\/export\/MiBAC\/sito-MiBAC\/Contenuti\/MibacUnif\/Comunicati\/visualizza_asset.html_1380920588.html\">Un breve omaggio a Lattuada (di Goffredo Fofi)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad Alberto Lattuada si pu\u00f2 arrivare anche per caso, in un pomeriggio noioso, durante il quale vedere in tv un vecchio kolossal degli anni Cinquanta, come La tempesta (1958). 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