{"id":1071,"date":"2013-02-24T11:48:06","date_gmt":"2013-02-24T10:48:06","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=1071"},"modified":"2013-02-24T11:55:40","modified_gmt":"2013-02-24T10:55:40","slug":"un-giurista-davanti-a-se-stesso-saggi-e-interviste-carl-schmitt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fulviocortese.it\/?p=1071","title":{"rendered":"Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste (Carl Schmitt)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.neripozza.it\/collane_dett.php?id_coll=6&amp;id_lib=86\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"schmitt\" src=\"http:\/\/www.neripozza.it\/_files\/libri\/copertine\/05_un_giurista.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"246\" \/><\/a>Questo volume, curato da Giorgio Agamben, non fornisce un\u2019introduzione completa all\u2019opera o al pensiero di <a href=\"http:\/\/plato.stanford.edu\/entries\/schmitt\/\">Carl Schmitt<\/a>. Che merita di essere frequentato, per la verit\u00e0, nei lavori pi\u00f9 classici e fondamentali, dalla <em>Dottrina della Costituzione<\/em> a <em>Le categorie del politico<\/em>, da <em>Terra e mare<\/em> a <em>Il nomos della terra<\/em>, dalla <em>Teoria del partigiano<\/em> a <em>Cattolicesimo romano e forma politica<\/em>, da <em>Teologia politica I<\/em> a <em>Teologia politica II<\/em>. Tuttavia, i saggi e le interviste raccolti nel testo edito da Neri Pozza offrono nitide istantanee di alcuni degli <em>sguardi<\/em> pi\u00f9 acuti ed <em>obliqui<\/em> del grande giurista tedesco, fornendo, cos\u00ec, un complemento forse indispensabile per la rappresentazione della sua peculiare <em>esperienza<\/em>.<\/p>\n<p>La lettura, infatti, ci fa presto avvertire che Schmitt si lascia comprendere al meglio soltanto nei suoi itinerari pi\u00f9 insoliti e tormentati, nelle affermazioni pi\u00f9 intuitive e talvolta urticanti, nel retroterra culturale e religioso della sua educazione familiare, nell\u2019ostentata consapevolezza del ruolo di interprete storicamente <em>organico<\/em> di processi politici ed istituzionali tanto drammatici quanto decisivi per tutta la storia della tradizione giuridica occidentale. Per Schmitt, essere giurista \u2013 esserlo, cio\u00e8, <em>scientificamente<\/em> \u2013 significa innanzitutto <em>viverlo<\/em>, e dunque cogliere le forze e le tendenze proprie di una determinata realt\u00e0 sociale per poterne tradurre gli stimoli in strumenti organizzativi e criteri interpretativi intrinsecamente coerenti, immedesimandosi totalmente in queste operazioni e mettendosi in gioco, come egli stesso riconosce, \u201csulla bilancia della storia\u201d (p. 218). In questo, in fondo, Schmitt si sente del tutto solidale e compartecipe con gli unici due giuristi che ricorda come grandi maestri, Maurice Hauriou e Santi Romano. Ed \u00e8 una prospettiva che in questi contributi emerge pienamente, sia in quelli che ritraggono Schmitt, esplicitamente, al cospetto del suo <em>impegno<\/em> come giurista del nazionalsocialismo (v. il <em>Colloquio radiofonico del 1\u00b0 febbraio 1933<\/em>, il <em>Colloquio con Dieter Groh e Klaus Figge<\/em> o l\u2019articolo <em>Stato, movimento, popolo<\/em>, nel quale si giustificano in modo spietato anche gli argomenti razziali), sia in quelli in cui il giuspubblicista travolto dalla disfatta del suo Paese si ripropone quale lettore privilegiato del nuovo ordine mondiale sorto dal declino dello <em>jus publicum europaeum<\/em> (cos\u00ec in <em>La rivoluzione legale mondiale<\/em> o ne <em>L\u2019ordinamento del mondo dopo la Seconda guerra mondiale<\/em> o, ancora, ne il <em>Colloquio sul partigiano<\/em>).<\/p>\n<p>Il punto davvero centrale, e qualificante, di questa prospettiva non lo si avverte, per\u00f2 nelle specifiche opzioni ricostruttive che di volta in volta Schmitt dimostra di aver sostenuto o di assecondare: si rischierebbe di incorrere, nuovamente, nell\u2019impressione comune (da L\u00f6with in poi) di trovarsi di fronte ad un ineguagliabile opportunista, ad un giurista \u201cpifferaio\u201d capace di ammaliare i suoi interlocutori grazie ad una abilit\u00e0 <em>narrativa<\/em> non comune. D\u2019altra parte, Schmitt vuole sempre <em>stupire<\/em>, vuole porsi sempre al di l\u00e0, se non <em>al di sopra<\/em>, di tutte le interpretazioni possibili: anzi, nell\u2019intervista rilasciata a Fulco Lanchester pochi anni prima della morte (riprodotta nel brano che d\u00e0 il titolo al volume: <a href=\"http:\/\/www.consiglio.regione.campania.it\/cms\/CM_PORTALE_CRC\/servlet\/Docs?dir=docs_biblio&amp;file=BiblioContenuto_742.PDF\"><em>Un giurista davanti a se stesso<\/em><\/a>) il tipico senso di superiorit\u00e0 schmittiano pu\u00f2 anche irritare. Il fatto \u00e8 che l\u2019ostinazione e la radicalit\u00e0 di questo singolarissimo giurista si spiegano per la ragione che egli si \u00e8 sempre sentito spinto a confrontarsi senza sosta con la <em>ricerca di significati generali ed assoluti<\/em> per le fasi concrete ed effettive dell\u2019evoluzione storica dell\u2019uomo occidentale e delle sue esperienze politico-istituzionali.<\/p>\n<p>Da qui deriva la propensione per le concezioni <em>olistiche<\/em> e l\u2019avversione per il modello costituzionale di Weimar e per le fragilit\u00e0 proprie di tutte le esperienze costituzionali pluraliste o di tutte le letture esclusivamente <em>normativiste<\/em> del diritto. Da qui deriva anche l\u2019interesse inesausto per la teologia politica e per le prospettive escatologiche, testimoniato, anche nella presente antologia, dal breve ma acuto intervento su <em>Tre possibilit\u00e0 di una immagine cristiana della storia<\/em>: sicch\u00e9, a ben vedere, il famoso <em>decisionismo<\/em> di Schmitt non \u00e8 l\u2019ipostatizzazione di un (facile) volontarismo, bens\u00ec la traduzione teorico-generale di un problema quasi esistenziale, di una ricerca dell\u2019<em>esserci giuridico<\/em> di una determinata collettivit\u00e0 in uno specifico momento storico. Il dato \u00e8 evidente anche nel complesso <em>Colloquio su Hugo Ball<\/em>, poich\u00e9 in esso si ha l\u2019opportunit\u00e0 di interrogarsi su quale potesse essere lo stretto ed indecifrabile legame tra Schmitt e quel famoso ed originale dadaista. Da un lato, certo, un tale legame \u00e8 un\u2019ulteriore traccia del clima particolare che anche Schmitt ebbe modo di vivere nelle sue frequentazioni giovanili del quartiere <em>boh\u00e9mien<\/em> di Schwabing, a Monaco (v., in proposito, il bel saggio di L. Garofalo su <a href=\"http:\/\/ruc.udc.es\/dspace\/bitstream\/2183\/7513\/1\/AD_13_art_13.pdf \">Schmitt e Kandinsky<\/a>). Dall\u2019altro, per\u00f2, non si pu\u00f2 che maturare l\u2019idea che quello stesso legame derivasse anche dalla consapevolezza di un comune destino \/ approccio, vuoi personale, vuoi <em>conoscitivo<\/em>. Non \u00e8 un caso che Schmitt si riconosca integralmente nella definizione che di lui stesso aveva dato proprio Ball: \u201cNella forma di coscienza della sua attitudine vive il proprio tempo\u201d (p. 148).<\/p>\n<p>Delle numerosissime, e suggestive, sollecitazioni che provengono dalle pagine di questo libro, molte possono essere considerate utili anche per i giuspubblicisti dell\u2019era globale, <em>in primis<\/em> tutte le riflessioni che Schmitt dedica all\u2019affermazione, <em>post<\/em> secondo conflitto mondiale, di un \u201cpluralismo di grandi spazi\u201d (p. 238 ss.): ossia di un\u2019esperienza politico-giuridica in cui si sovrappongono dimensioni istituzionali e normative differenti, che non coincidono pi\u00f9 con le proiezioni fisiche e territoriali degli Stati e che pongono al centro dell\u2019attenzione il problema dell\u2019individuazione dello \u201cspazio dello sviluppo industriale\u201d e del governo della sua \u201cirresistibilit\u00e0\u201d (p. 246). In questa cornice di ragionamenti, ci\u00f2 che sembra essenziale \u00e8 il <em>metodo<\/em>, poich\u00e9 per Schmitt il livello internazionale o globale non \u00e8 per nulla estraneo al livello statale, le cui categorie ed i cui strumenti operativi ed organizzativi si sono sempre articolati anche con riguardo al modo con cui lo Stato stesso si pone nei confronti di ci\u00f2 che \u00e8 collocato <em>oltre<\/em> la propria esperienza. Se qualcuno, dunque, chiedesse che cosa \u00e8 veramente vivo, a tutt\u2019oggi, dell\u2019opera di Schmitt, una buona risposta potrebbe essere questa: l&#8217;appello all\u2019inestricabile <em>unit\u00e0<\/em> di tutte le scienze pubblicistiche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.filosofia.it\/images\/download\/recensioni\/2005_12_RecSchmitt.pdf\">Una recensione (di Gianfranco Cordi)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.storicamente.org\/01_fonti\/Galli_Carl_Schmitt.htm\">Carl Schmitt nella cultura italiana (1924-1978) (di Carlo Galli)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/thil\/it\/romanoschmitt.pdf\">Un confronto tra Carl Schmitt e Santi Romano (di Stefano Pietropaoli)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1SkTpnbfVtk\"><em>Il nomos della terra<\/em> (presentato da Carlo Galli)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.centropgm.unifi.it\/quaderni\/31\/quaderno.pdf\"><em>Il diritto europeo nella globalizzazione: fra terra e mare<\/em> (di Maria Rosaria Ferrarese; v. a p. 11 ss.)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo volume, curato da Giorgio Agamben, non fornisce un\u2019introduzione completa all\u2019opera o al pensiero di Carl Schmitt. 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