✓ MOSÉ E LE TAVOLE DELLA LEGGE

La Bibbia ci offre uno dei racconti più chiari del passaggio da un ordinamento consuetudinario a tradizione orale a un ordinamento volontario e scritto (Esodo, 18 e 19). Dopo la fuga dall'Egitto, Mosé si ritrovò a dover amministrare il suo popolo, passando il suo tempo in estenuanti sedute pubbliche in cui doveva risolvere le liti sulla base delle consuetudini e di regole non scritte. letro, suo suocero, che non era ebreo e, essendo sacerdote di una tribù nomade che vagava non lontana dagli Assiri, probabilmente conosceva forme di organizzazione del potere più evolute, vide Mosé passare le sue giornate a giudicare il suo popolo, e lo rimproverò: “Perché siedi tu solo, e tutto il popolo sta con te dal mattino alla sera?”. “Ti esaurirai” gli disse, e gli diede un consiglio: “Scegli dei giudici che amministrino la giustizia nel popolo: le questioni importanti te le sottoporranno. Tu starai al posto del popolo davanti a Dio e porta tu a Dio le loro questioni. Informali dei decreti e delle leggi e fa conosce re loro il cammino da percorrere e quello che dovranno fare”. Mosé seguì il consiglio del suocero: nominò i giudici e si occupò della legislazione. Tutta la storia della “teofania al Sinai” è carica di riferimenti simbolici. Dio dice a Mosé di riunire il suo popolo, ma di diffidarlo dal salire la montagna; Mosé deve mettere dei confini precisi e rendere la montagna sacra. Poi potrà salire solo lui (anche perché il popolo ha paura di seguirlo e lo manda avanti da solo), scomparire tra le nubi e i tuoni, per poi ridiscendere con le leggi e trascriverle. È un itinerario, un “procedimento”, che compirà più volte, con una serie di varianti che porteranno alla costituzione non solo del Decalogo, ma di quel complesso di leggi che è noto come il Codice dell'Alleanza.

Il racconto è complesso, ma la sua simbologia acquista un senso particolare per un giurista: l'idea del cammino verso la legge scritta, il 'pro-cedere', l'iter legislativo; l'idea della separazione tra i giudici e il legislatore; l'idea della sacralità della legge e del luogo dove essa si crea; l'idea del rappresentante-legislatore che si stacca dal suo popolo; l'idea stessa della scrittura della legge sulla pietra, simbolo della sua “rigidità” e della sua durata; ma anche l'idea che la legge possa essere “infranta”, come furono infrante, spezzate le tavole di pietra da Mosé, dopo l'adorazione del vitello d'oro: episodio di insubordinazione gravissimo, perché violava il fondamentale principio di qualsiasi ordinamento, cioè il principio di esclusività (…): “non avrai altro dio al di fuori di me”.

(da R. Bin, G. Pitruzzella, Diritto costituzionale, 286)