{"id":9174,"date":"2023-08-28T18:06:06","date_gmt":"2023-08-28T17:06:06","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=9174"},"modified":"2023-08-28T18:06:08","modified_gmt":"2023-08-28T17:06:08","slug":"alla-linea-joseph-ponthus","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=9174","title":{"rendered":"Alla linea (Joseph Ponthus)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/alla-l.jpg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"328\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Joseph Ponthus, laureato in lettere che cerca di convivere con l\u2019instabilit\u00e0 della sua condizione di insegnante precario, lascia Parigi per seguire la compagna in Normandia. Deve trovare una nuova occupazione e cos\u00ec si affida a un\u2019agenzia di lavoro interinale, che lo fa debuttare nel mondo della fabbrica &#8211; alla linea di produzione &#8211; e nello specifico in quelli che si rivelano subito i gironi dell\u2019industria agroalimentare. Comincia in uno stabilimento che lavora molluschi e pesce. Orari terribili, pause rarefatte, freddo pungente e odori altrettanto penetranti, con un incombente e costante rischio di infortunio.\u00a0<em>Stare alla linea<\/em>, dunque, \u00e8 come\u00a0<em>stare in trincea<\/em>. Non a caso si apre con Apollinaire che scrive dal fronte (\u201c\u00c8 incredibile tutto quello che riusciamo a sopportare\u201d). Ma che cosa si apre? La forma \u00e8 quella della poesia. Pu\u00f2 sembrare anzi quella di un poema, la\u00a0<em>saison en enfer<\/em>\u00a0del prototipo del lavoratore sfruttato, eppure consapevole, arrabbiato e triste allo stesso tempo. E tuttavia\u00a0<em>Alla linea<\/em>\u00a0si presenta al pubblico come un \u201cromanzo\u201d, un racconto in versi i cui capitoli sono iconiche raffigurazioni di situazioni tipiche: di stordimento, fatica, speranza, intimit\u00e0 e tenerezza familiare e, a tratti (si direbbe), orgoglio e coscienza di classe. Tutto scandito al ritmo delle canzoni di Brel e Trenet. La <i>discesa<\/i> di Ponthus, peraltro, non ha fine: approda al mattatoio, al lavaggio dei locali imbrattati di sangue e di scarti, al faticoso e pericoloso spostamento di carcasse congelate.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Se la parola romanzo, a questo punto, ha un senso, ce l\u2019ha per la facilissima e spontanea associazione alle ambientazioni pi\u00f9 dure di Zola. Ma il fatto \u00e8 che non ci troviamo nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento (e nemmeno sul fronte occidentale, sebbene, puntuale, arrivi sempre il solito Apollinaire: \u201cImpossibile da descrivere. \u00c8 inimmaginabile\u201d). La tragedia individuale e collettiva del lavoro e delle sue estreme spremiture si svolge ai giorni nostri. E le settimane di Ponthus si susseguono eguali, spietate, ma anche disperate e coraggiose, quasi fossero dei tunnel senza soluzione di continuit\u00e0; spesso all\u2019interinale conviene lavorare anche il sabato, per arrotondare il gi\u00e0 magro compenso. Non c\u2019\u00e8 posto per nulla di diverso. Nulla che non sia la pur difficile scrittura, un atto di resistenza morale e di salvezza interiore. Con la fabbrica come elemento totalizzante, luogo di pena, ma anche occasione di introspezione e di confronto con il proprio essere, mente e corpo. \u00c8 evidente che questo \u00e8 un testo per lettori determinati. Perch\u00e9 ci vuole forza vera per sostenere l\u2019efficacia, la verit\u00e0, la cultura e, in definitiva, la grandezza di una voce come questa. Specie sapendo, per di pi\u00f9, che \u00e8 l\u2019opera prima, e unica, di un Autore quarantenne che, di l\u00ec a poco, \u00e8 morto per un tumore. Eppure ci troviamo di fronte ad un testo necessario: non solo per la denuncia e la dignit\u00e0 che manifesta; ma soprattutto perch\u00e9 capiamo che ad essere scomparso \u00e8 un vero, indispensabile poeta, tanto tagliente quanto raffinato e innamorato: di sua moglie, di sua madre, dei suoi compagni, della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Recensioni (di <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/joseph-ponthus-in-fabbrica-con-la-penna-e-con-il-martello\">M. Aubry-Morici<\/a>; di <a href=\"https:\/\/www.lankenauta.it\/?p=23774\">F. Camminati<\/a>; di <a href=\"https:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/letteratura\/in-fabbrica-canti-cazzo-se-canti-su-alla-linea-di-joseph-ponthus\/\">M. Moca<\/a>; di <a href=\"https:\/\/davideorecchio.it\/2022\/10\/11\/su-alla-linea-di-joseph-ponthus\/\">D. Orecchio<\/a>; di <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-tempo-perduto-di-uno-scrittore-operaio\/\">A. Prunetti<\/a>; di <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2023\/05\/08\/alla-linea\/\">E. Todaro<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joseph Ponthus, laureato in lettere che cerca di convivere con l\u2019instabilit\u00e0 della sua condizione di insegnante precario, lascia Parigi per seguire la compagna in Normandia. 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