{"id":872,"date":"2013-01-13T19:17:24","date_gmt":"2013-01-13T18:17:24","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=872"},"modified":"2023-08-09T09:30:08","modified_gmt":"2023-08-09T08:30:08","slug":"la-rua-gian-dauli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=872","title":{"rendered":"La Rua (Gian Dauli)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft \" src=\"https:\/\/www.debastiani.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/la-rua.jpg\" width=\"202\" height=\"323\" \/>Un <a href=\"http:\/\/www.oggitreviso.it\/benvenuti\/grafiche\">piccolo editore<\/a> di Vittorio Veneto ripropone questo romanzo del 1932, opera ponderosa di una delle figure pi\u00f9 interessanti del panorama letterario italiano di quegli anni. Gian Dauli (<em>alias<\/em> del vicentino Giuseppe Ugo Virginio Quarto Nalato) \u00e8 stato noto e valente scrittore, ma si \u00e8 distinto, soprattutto, come direttore editoriale (con la Modernissima e con Corbaccio) e come editore (con la Delta, la Dauliana, Aurora), traducendo e pubblicando le opere di grandi autori stranieri (Conrad, Chesterton, Celine, Stevenson, Schnitzler, London, solo per citarne alcuni; ma Dauli, solo per inciso, \u00e8 anche il primo a portare in Italia alcune opere sudamericane e ad introdurre nell\u2019organizzazione delle case editrici italiane una strategia ed un organigramma di tipo industriale).<\/p>\n<p>\u201cGira la rua? La rua gira!\u201d: questo ripeteva ossessivamente un compagno di classe, un po\u2019 suonato, di Giovannino Penta, cinico, ambiguo e sfortunato protagonista di questo libro. Infatti la vita gira, sempre, come la ruota, con esiti imprevedibili, e la famiglia Penta, stirpe benestante di contadini fattisi borghesi, viene puntualmente travolta da un feroce destino di multiple e recidive sconfitte e di inevitabili degradazioni personali, che del resto conducono anche Giovannino allo sbando e poi alla morte. \u00c8 proprio questo smaliziato e debosciato anti-eroe a ripercorrere, peraltro consapevolmente, tutti gli stadi di una vera e propria epopea di disgrazie familiari e sociali, di fallimenti, sperperi, incesti, adulteri e violenze. A leggere il romanzo\u00a0\u2013 che attinge largamente a ricordi personali e che non manca, quindi, di offrire un verace ritratto della realt\u00e0 vicentina a cavallo tra Ottocento e Nocevento \u2013 non ci si stupisce affatto che Dauli avesse familiarizzato con Federigo Tozzi: vi si riscontra la stessa attenzione, quasi morbosa, per le psicologie pi\u00f9 corrotte e decadenti, e per un&#8217;ambientazione che cerca di essere il pi\u00f9 possibile realista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"dauli\" src=\"http:\/\/media.ilgiornaledivicenza.it\/media\/2012\/11\/10_63_gdv_f1_1075_a.jpg\" alt=\"\" width=\"152\" height=\"114\" \/>Nelle prime pagine del romanzo \u2013 che permettono a Gian Dauli (v. qui a lato) di ricorrere al tradizionalissimo artificio del <em>manoscritto ritrovato<\/em> \u2013 si descrive bene questo lunghissimo racconto: \u201cla storia degli ultimi cinquant\u2019anni della borghesia barcollante tra lo scetticismo, il materialismo e il sensualismo; la storia dell\u2019epoca turbata dalle macchine, travolta dalla velocit\u00e0, stroncata dalla guerra\u201d (p. 23). Ma c\u2019\u00e8 anche dell\u2019altro, e non lo si pu\u00f2 soltanto sintetizzare nel tema trasversale \u2013 onnipresente nella narrazione e nei gesti ripetuti delle principali figure che la animano \u2013 del degrado morale e sessuale. Questa insistenza si deve ad una sensibilit\u00e0 intellettuale particolarmente diffusa nell\u2019Italia di allora, e in parte \u00e8 anche riconducibile alle illusioni positiviste da cui lo stesso Nalato era stato fortemente impressionato.<\/p>\n<p><em>La Rua<\/em>, in verit\u00e0, \u00e8 ancora interessante perch\u00e9 <em>parla <\/em>anche oggi, forse con una sincerit\u00e0 che per certi versi ci potrebbe risultare addirittura disarmante. Anche oggi, purtroppo, assistiamo al ripetersi \u2013 al <em>ri-girare<\/em> \u2013 di una storia di generazioni che, in un Paese che \u00e8 stato capace di oculati risparmi, di incrollabile tenacia, di forte crescita e di fruttuosa intraprendenza, pare non siano in grado, ancora una volta, di alternarsi in modo armonico e di passarsi il testimone <em>giusto<\/em>. Riesce difficile ritrovare la solidit\u00e0 e l\u2019operosit\u00e0 dei nostri nonni; la <em>ruota<\/em> di ambizioni troppo facili o di miraggi esclusivamente <em>di superficie<\/em> ci espone costantemente al rischio di cadute rovinose e irrimediabili. Nulla \u00e8 scritto, per\u00f2; e la vita di Giovannino Penta \u00e8 un monito che non possiamo pi\u00f9 dimenticare.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilgiornaledivicenza.it\/stories\/Cultura_e_Spettacoli\/431020_dauli_e_la_rua_luomo_inchiodato_al_suo_destino\/\">Una recensione (di Cesare De Michelis)<\/a> NB: di fatto \u00e8 anche la Presentazione del libro&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-ugo-nalato_%28Dizionario_Biografico%29\/\">L\u2019Autore nel <em>Dizionario Biografico Treccani<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un piccolo editore di Vittorio Veneto ripropone questo romanzo del 1932, opera ponderosa di una delle figure pi\u00f9 interessanti del panorama letterario italiano di quegli anni. 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