{"id":8245,"date":"2021-11-06T21:39:21","date_gmt":"2021-11-06T20:39:21","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8245"},"modified":"2021-11-07T10:15:46","modified_gmt":"2021-11-07T09:15:46","slug":"le-visionarie-wolfram-eilenberger","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=8245","title":{"rendered":"Le visionarie (Wolfram Eilenberger)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ibs.it\/images\/9788807492983_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"365\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Qualche anno fa, con <i><a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/opera\/il-tempo-degli-stregoni\/\">Il tempo degli stregoni<\/a><\/i>, Wolfram Eilenberger ha illustrato l\u2019itinerario speculativo di quattro giganti della tradizione filosofica novecentesca (Benjamin, Cassirer, Heidegger e Wittgenstein). Non lo ha fatto in modo didascalico. Ha mescolato le carte: ha isolato un decennio (1919-1929) e all\u2019interno di ogni capitolo, dedicato volta per volta a uno specifico torno di anni, ha alternato spezzoni di biografia a opere di ciascuno dei suoi campioni. Ne ha seguito i pensieri e le vicissitudini, osservandoli <i>in vitro<\/i>, nell\u2019impasto di vita e teoria, e nella fase in cui sono diventati ci\u00f2 per cui vengono ancor oggi ricordati. Con <i>Le visionarie<\/i> Eilenberger compie la stessa operazione su quattro protagoniste assolute: Hannah Arendt, Simone de Beauvoir, Ayn Rand e Simone Weil. E questa volta si concentra su un altro decennio, particolarmente drammatico: 1933-1943. L\u2019effetto \u00e8 ancor pi\u00f9 convincente, oltre che coinvolgente. Lo \u00e8 senz\u2019altro per l\u2019efficacia delle singole ricostruzioni. \u00c8 difficile, in effetti, capire la Arendt senza il racconto del suo originario scavo sul rapporto tra ebrei e cultura nazionale. Al contempo, \u00e8 essenziale, per comprendere l\u2019Autrice del <em>Secondo sesso<\/em>, assistere allo snodarsi progressivo della vita libera di Simone de Beauvoir e al singolare <i>m\u00e9nage<\/i> costruito con Sartre e con le loro giovani frequentazioni. Lo stesso si pu\u00f2 dire per l\u2019importanza del significato quasi iniziatico della sofferenza e del rapimento costante cui si sottopone Simone Weil, o per la centralit\u00e0 della prolifica, assorbente ostinazione di Ayn Rand, per la quale il teatro e il romanzo altro non sono che i veicoli migliori per immettere nel sogno americano le proiezioni libertarie che soltanto chi \u00e8 fuggito dalla Rivoluzione d\u2019Ottobre poteva concepire con tale determinazione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><i>Le visionarie<\/i> \u00e8 un libro riuscito non solo perch\u00e9 raccoglie medaglioni molto espressivi. Il suo punto forte consiste nell\u2019aver portato ad un grado di perfezionamento ulteriore l\u2019approccio seguito ne <i>Il tempo degli stregoni<\/i>: affiancare idee e identit\u00e0 apparentemente distanti, e parlarci cos\u00ec di ci\u00f2 che le accomuna, dello spirito di un momento storico cruciale e dell\u2019interazione tra questo spirito e l\u2019esistenza individuale. C\u2019\u00e8 qualcosa di hegeliano in questa impostazione; nulla di pi\u00f9 adatto, in verit\u00e0, per guardare alle matrici delle pi\u00f9 significative letture critiche sulle grandi ideologie del Novecento. In un passaggio del libro &#8211; in cui si esplica con chiarezza quale sia l\u2019elemento che per l\u2019Autore avvicina visioni tanto diverse &#8211; il metodo affiora chiaramente: \u201cColui o colei che abbraccia la filosofia oscilla tra due figure opposte: l\u2019Asociale, portatore di idee devianti, e il Profeta di una vita autentica, di cui \u00e8 possibile scovare e decifrare le tracce anche nel trionfo della falsit\u00e0. In ogni caso, questo schema permette di definire il ruolo che all\u2019inizio degli anni trenta Ayn Rand &#8211; e con lei la Weil, Arendt, de Beauvoir &#8211; assume con sempre maggiore consapevolezza. Non si tratta di una scelta esplicita. Semplicemente, esse si accorgono della propria radicale diversit\u00e0. E condividono una certezza di fondo: che a essere bisognosi di cura non sono loro ma gli altri. Se possibile: tutti gli altri\u201d (p. 80). \u00c8 un punto di vista che costituisce tuttora il lascito pi\u00f9 influente delle grandi donne di cui Eilenberger tratta, e che rappresenta la bussola non solo per orientarsi tra le pagine di un saggio davvero molto affascinante, ma anche per ragionare un po\u2019 meglio sui rapporti tra identit\u00e0 e discorso pubblico nell\u2019epoca attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Recensioni (di <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/arendt-weil-de-beauvoir-e-rand-le-visionarie\">A. Ambrosio<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/lettere-rubate\/2021\/09\/04\/news\/la-liberta-incarnata-di-quattro-pensatrici-e-visionarie-del-novecento-2862145\/\">A. Benini<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.criticaletteraria.org\/2021\/07\/le-visionarie-wolfram-eilenberger.html\">C. Consoli<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.italiaoggi.it\/news\/quattro-donne-fuori-dal-comune-2526469\">D. Gabutti<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/venerdi\/2021\/06\/04\/news\/visionarie_filosofe_arendt_weil_beauvoir_rand_libro_eilenberger-303588666\/\">Un\u2019intervista all\u2019Autore<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche anno fa, con Il tempo degli stregoni, Wolfram Eilenberger ha illustrato l\u2019itinerario speculativo di quattro giganti della tradizione filosofica novecentesca (Benjamin, Cassirer, Heidegger e Wittgenstein). Non lo ha fatto in modo didascalico. 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