{"id":7758,"date":"2020-08-13T20:19:00","date_gmt":"2020-08-13T19:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=7758"},"modified":"2020-08-13T20:19:02","modified_gmt":"2020-08-13T19:19:02","slug":"foglie-rosse-william-faulkner","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=7758","title":{"rendered":"Foglie rosse (William Faulkner)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.adelphi.it\/spool\/3e21f8fdb0fd72cd6d13c3fc256e5fad_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"364\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ciascuno cerca i rimedi che meglio gli si addicono: i <em>pres\u00ecdi<\/em>, come direbbe qualcuno. Anche i libri lo possono essere. In generale, nel senso che lo pu\u00f2 essere la lettura in s\u00e9 e per s\u00e9; o in particolare, per gli effetti specifici che pu\u00f2 avere la ripresa di certi testi o la frequentazione periodica di un autore. Il mio rimedio, il presidio per eccellenza, \u00e8 William Faulkner. \u00c8 la mia penicillina, l\u2019antibatterico che devo assumere periodicamente, preferibilmente nella calura estiva, chiudendo ogni tanto gli occhi e immaginandomi in qualche parte della sua mitica contea di Yoknapatawpha. Di Faulkner, negli anni, ho letto (e <a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=267\">riletto<\/a>) tantissimo. Questa antologia ancora mi mancava. Se Yoknapatawpha potesse avere, oggi, una sua perfetta serie tv, questi racconti &#8211; assemblati per Adelphi da Mario Materassi (che ne ha firmato la puntuale postfazione) &#8211; ne potrebbero essere gli undici magnifici episodi. Sono tutti diversi, naturalmente. Per\u00f2 sono percorsi da un comune e amaro gusto comico, o meglio satirico, pur annegando, come sempre in Faulkner, in un cocktail di tragico e di epico.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un corteggiamento<\/em>, <em>Foglie rosse<\/em> e <em>Capelli<\/em> sono, forse, i pezzi migliori. Il primo \u00e8 la storia di una sfida che due improbabili e determinatissimi \u201ccontendenti\u201d intraprendono e spingono quasi fino all\u2019estremo, per rimanere poi beffati in una maniera a suo modo classica. Il secondo \u00e8 la descrizione di una fuga disperata e di un destino drammatico, quello che deve invariabilmente toccare allo schiavo nero di un capotrib\u00f9 indiano, che \u00e8 morto e che non pu\u00f2, tuttavia, essere sepolto se non in compagnia di tutte le sue cose. Il terzo \u00e8 paragonabile ad una sorta di <em>exemplum<\/em> \u201cdi provincia\u201d, un racconto pedagogico, sia pur in modo sotterraneo, sulla tenacia inspiegabile di un uomo apparentemente mediocre e invisibile, ma capace di una trascinante forza di redenzione (lo stesso personaggio \u2013 che \u00e8 un barbiere \u2013 compare anche in <i>Settembre arido<\/i>, cronaca terribile e fulminante di un gratuito e spietato linciaggio). Sempre esemplare \u00e8 anche <em>Scandole per il Signore<\/em>, una parabola ficcante sull\u2019esiziale povert\u00e0 che si nasconde in ogni pretesa puramente individuale di superiorit\u00e0 etica. <i>La mia Nonna Millard, il Generale Bedford Forrest, e la battaglia di Harrykin Creek<\/i> va letto assieme a <i>Muli in cortile<\/i>. Entrambi sono divertenti, ma, in un certo senso, l\u2019uno \u00e8 l\u2019opposto dell\u2019altro, visto che nel primo l\u2019anacronismo della <i>old culture<\/i> sudista viene messo apertamente alla berlina, mentre nel secondo \u00e8 quello stesso attaccamento a contrapporsi all\u2019amoralit\u00e0 di un tempo tanto nuovo e progredito quanto barbaro. Il senso di un cortocircuito inevitabile tra due mondi antitetici, con esiti addirittura diseducativi, \u00e8 molto ben rappresentato in <i>Sar\u00e0 bello<\/i> (geniale l\u2019assunzione della prospettiva infantile da parte del narratore). Ne <i>Gli uomini alti<\/i> lo stesso cortocircuito si rivela come la principale ragione del mancato coinvolgimento del Sud nelle trasformazioni socio-economiche e politiche del Novecento americano, viste come fattori intempestivi di spiazzante disorientamento (l\u2019incontro e il dialogo tra un saggio sceriffo e un giovane e ingenuo funzionario federale strappa pi\u00f9 di qualche sorriso).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La raccolta \u00e8 singolare e importante perch\u00e9, oltre a confermare la straordinaria bravura dello scrittore, rivela in modo evidente la proiezione universale, e salvifica, del pessimismo faulkneriano. \u00c8 un sentimento che, nell\u2019immediato, si radica nella fatalistica ricognizione dello scacco insuperabile della guerra civile e della maledizione che ha instillato tanto negli uomini che l\u2019hanno vissuta quanto nelle generazioni successive (la \u201ccappa\u201d \u00e8 palpabile specialmente nell\u2019atmosfera western di <i>Vittoria in montagna<\/i>). Ma quello di Faulkner \u00e8 uno sguardo che coinvolge biblicamente tutta l\u2019umanit\u00e0, della cui degenerazione, miseria e grettezza (come in <em>Strascico della morte<\/em>) le mille storie del Grande Sud &#8211; del \u201ccielo\u201d definitivamente \u201ccaduto\u201d &#8211; non possono che essere la migliore occasione espressiva e, al contempo, il pi\u00f9 efficace e provvidenziale sermone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciascuno cerca i rimedi che meglio gli si addicono: i pres\u00ecdi, come direbbe qualcuno. Anche i libri lo possono essere. 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