{"id":765,"date":"2012-09-30T21:00:45","date_gmt":"2012-09-30T20:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=765"},"modified":"2012-09-30T21:00:45","modified_gmt":"2012-09-30T20:00:45","slug":"lhotel-azzurro-stephen-crane","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=765","title":{"rendered":"L\u2019hotel azzurro (Stephen Crane)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mattioli1885.com\/store\/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=34_39&amp;products_id=416\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"crane\" src=\"http:\/\/www.mattioli1885.com\/store\/images\/Mattio_Stephen_Crane_Hotel_Azzurro.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"327\" \/><\/a>Nel Palace Hotel di Fort Romper, Nebraska, si incrociano casualmente le strade di cinque uomini: lo Svedese, un uomo dell\u2019Est, un cowboy, il giovane Johnnie e suo padre, Pat Scully, che \u00e8 anche il proprietario di questo singolare albergo dipinto di azzurro, immerso nel selvaggio West e in una furiosa tempesta di neve.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 subito ambigua, carica di tensione, perch\u00e9 lo Svedese sembra animato da un comportamento innaturale, da una paura che gli altri avventori non riescono a comprendere, quasi che su di lui penda il rischio di un\u2019inevitabile sventura. Un po\u2019 di whiskey ne cambia l\u2019umore, che presto si fa sfrontato e provocatorio. Cos\u00ec, durante un banale gioco di carte, il destino si ripresenta e i nodi vengono drammaticamente al pettine: \u201cAll\u2019improvviso risuonarono tre parole terribili: \u2018Tu stai barando!\u2019 Sono situazioni, queste, che confermano come gli ambienti non abbiano la bench\u00e9 minima predestinazione. Qualsiasi stanza pu\u00f2 essere buona per una tragedia o per una commedia. Quel particolare, piccolo locale adesso sembrava odioso come una camera di tortura: le espressioni assunte dagli uomini l\u2019avevano trasformato all\u2019istante\u201d (p. 35). Non \u00e8, tuttavia, il duello che segue a questa scena a far s\u00ec che la dura sorte dello Svedese si realizzi. Certo, ha accusato il figlio di Scully e lo ha battuto, e il cowboy e lo stesso Scully non sono per nulla contenti. Ma la notte dello Svedese si evolve diversamente. Una volta andatosene dall\u2019albergo, si reca in paese, e qui si consuma, quasi inaspettatamente, ci\u00f2 che si poteva presentire sin dall\u2019inizio del racconto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.poetryfoundation.org\/bio\/stephen-crane\">Stephen Crane<\/a> non \u00e8 un Autore che si capisce \u201cal volo\u201d. Quando avevo letto <a href=\"http:\/\/www.sperling.it\/scheda\/978887684523\"><em>Il segno rosso del coraggio<\/em><\/a> (1895) \u2013 da molti ritenuto il primo grande romanzo moderno sulla guerra (reperibile anche <a href=\"http:\/\/www.gutenberg.org\/files\/73\/73-h\/73-h.htm\"><em>on line<\/em><\/a>) \u2013 ero rimasto disorientato. Avevo compreso che vi erano gi\u00e0 illustrate le stesse <em>accuse<\/em> che di l\u00ec a poco avrei letto anche ne <em>Il fuoco<\/em> (1916) di Henri Barbusse o ne <em>La paura<\/em> (1930) di Gabriel Chevallier o ne <em>Un anno sull\u2019altipiano<\/em> (1938) di Emilio Lussu. Che si trattasse della Guerra Civile Americana o della Grande Guerra, le esperienze di un giovane soldato erano perfettamente comparabili, nello smarrimento e nell\u2019eroismo, ma anche nella scoperta di orrori indicibili e nella tragica consapevolezza di essere \u201ccarne da cannone\u201d. Per\u00f2 nel libro di Crane c\u2019era qualcosa in pi\u00f9, qualcosa di diverso, di intimamente legato ad un<em> addebito specifico e inafferrabile<\/em>, che non si nutriva esclusivamente di condivisibili istanze di rivendicazione sociale o di denuncia umanitaria.<\/p>\n<p>Forse questo addebito aveva a che fare con la verit\u00e0 crudele che in <em>The blue hotel <\/em>(1898), questo perfetto congegno narrativo, viene affermata in chiusura dall\u2019uomo dell\u2019Est: \u201cAnche il peccato viene da una specie di collaborazione tra le persone (p. 63)\u201d. Ecco, probabilmente la morale \u00e8 proprio questa: non c\u2019\u00e8 mai un solo carnefice, e spesso colui che si ritrova a rivestire il ruolo del colpevole \u00e8 solo l\u2019ultimo anello di una catena assai aggrovigliata, nella quale non basta essere stati meri spettatori per poter essere veramente assolti. \u00c8 l&#8217;umanit\u00e0 ad essere dannata, e nella grande letteratura non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 americano di questa terribile acquisizione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.edscuola.it\/archivio\/antologia\/recensioni\/crane.htm\">Una recensione<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/pinkmonkey.com\/dl\/library1\/c2.pdf\">Il testo in lingua originale<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=qw0cX9g1O7M&amp;feature=related\">Una piccola scheda video su Stephen Crane<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Palace Hotel di Fort Romper, Nebraska, si incrociano casualmente le strade di cinque uomini: lo Svedese, un uomo dell\u2019Est, un cowboy, il giovane Johnnie e suo padre, Pat Scully, che \u00e8 anche il proprietario di questo singolare albergo dipinto di azzurro, immerso nel selvaggio West e in una furiosa tempesta di neve. 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