{"id":507,"date":"2012-03-26T21:44:57","date_gmt":"2012-03-26T20:44:57","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=507"},"modified":"2017-09-17T09:11:49","modified_gmt":"2017-09-17T08:11:49","slug":"la-tecnica-del-colpo-di-stato-curzio-malaparte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=507","title":{"rendered":"La tecnica del colpo di Stato (Curzio Malaparte)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845926327\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium\" src=\"https:\/\/media.adelphi.it\/spool\/f8020952b35a26bdf416e888c8079063_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg\" width=\"240\" height=\"404\" \/><\/a>Quella di Kurt Erich Suckert (1898-1957: Curzio Malaparte \u00e8 un <em>nom de plume<\/em>) non costituisce un\u2019esperienza facilmente riassumibile.<\/p>\n<p>Arruolato nella Legione straniera, militante attivo durante il Primo conflitto mondiale, fascista della prima ora e giornalista di grande successo, Malaparte coltiva costantemente relazioni ed idee \u201cpericolose\u201d. Queste lo rendono presto avverso al regime e lo portano al confino, sull\u2019isola di Lipari, ma, al contempo, gli consentono di continuare ad esprimersi comunque, sotto altro pseudonimo, sulle pagine del <em>Corriere della sera<\/em>, di combattere, poi, come ufficiale nell\u2019esercito italiano e di diventare, a guerra finita, non solo un collaboratore attivo degli Alleati, ma anche un autore di grande successo, ormai consacrato in Italia come all\u2019estero (<em>Kaputt<\/em>, 1944, e <em>La pelle<\/em>, 1949, sono considerati, a ragione, due veri capolavori).<\/p>\n<p>Una figura controversa, dunque. L\u2019unica cosa che, forse, gli si pu\u00f2 unanimemente riconoscere \u00e8 lo sguardo diretto, impertinente, capriccioso e acuto delle migliori intuizioni, condite con una singolare capacit\u00e0 di scrittura.<\/p>\n<p>Di tali qualit\u00e0 \u00e8 specifica dimostrazione questo piccolo libro, che Adelphi finalmente ripubblica. Risale al 1931; il testo originale compare, per la prima volta, in Francia. In Italia sar\u00e0 dato alle stampe soltanto nel 1948. Le ragioni di questo ritardo sono presto dette: proporre, in quei tempi, una lucida e spietata analisi del modo con cui \u00e8 possibile assumere il potere all\u2019interno di uno Stato \u2013 prendendo a riferimento anche l\u2019ascesa di Mussolini e l\u2019incombente pericolo hitleriano \u2013 non era, evidentemente, un\u2019operazione indolore. D\u2019altra parte, \u00e8 da questa iniziativa che anche le \u201csfortune\u201d di Malaparte prendono avvio, dal momento che, a causa di essa, viene subito rimosso dal prestigioso incarico di direttore de <em>La Stampa<\/em>.<\/p>\n<p>Tuttavia, il testo non \u00e8 un atto d\u2019accusa nei confronti delle nascenti dittature; <em>o forse lo \u00e8 implicitamente<\/em>. Malaparte, in realt\u00e0, vuole semplicemente spiegare, quasi fosse il pi\u00f9 freddo studioso di anatomia, come, nello Stato moderno, le questioni sulla <em>conquista del potere<\/em> si debbano considerare, innanzitutto, <em>questioni di tecnica<\/em>; e come la \u201cragione\u201d del suo libro non sia quella \u201cdi discutere programmi politici, sociali ed economici\u201d di quegli uomini che si sono proposti di sovvertire l\u2019ordine costituito, \u201cbens\u00ec di mostrare che il problema della conquista e della difesa dello Stato non \u00e8 un problema politico\u201d e \u201cche l\u2019arte di difendere lo Stato \u00e8 regolata dagli stessi principi che regolano l\u2019arte di conquistarlo\u201d (p. 261).<\/p>\n<p>Segue una galleria vivissima di personaggi storici (Napoleone, il generale Pilsudski, i tedeschi Kapp e Bauer, Trockij e Stalin, Mussolini e Hitler) e di colorite ricostruzioni (del 18 brumaio, della crisi polacca del 1920, delle acute crisi della Repubblica di Weimar, della Rivoluzione d\u2019Ottobre, dell\u2019avvento del fascismo e delle velleit\u00e0 del futuro F\u00fchrer), nelle quali l\u2019Autore cerca di dimostrare che, di fronte alle <em>tecniche<\/em> messe in atto dai rivoluzionari del contesto moderno, le soluzioni di polizia, di controllo dell\u2019ordine pubblico e della sicurezza, sono del tutto insufficienti, e che, per farvi fronte, non \u00e8 necessario discutere degli obiettivi che quelle rivoluzioni vogliono porsi, ma \u00e8 necessario, piuttosto, e paradossalmente, <em>curare la patologia con altra patologia<\/em>, muoversi da perfetti e cinici tattici. A questo proposito, sono impressionanti, davvero, le pagine su Mussolini (e sulla sua spregiudicata ed esiziale \u201cintelligenza marxista\u201d: 196 ss.) e quelle su Hitler (e sulla sua \u201cmorbosa\u201d follia: 241 ss.). E non stupisce che il primo abbia messo al bando quest\u2019opera e che il secondo l\u2019abbia condannata al rogo.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019Italia, due passaggi fanno, ancora una volta, riflettere, a prescindere dall\u2019attendibilit\u00e0 storica delle tesi in essi sostenute: \u201cVerso la fine del 1920 il problema che si poneva al fascismo non era quello di combattere il governo liberale o il partito socialista, che, con la sua progressiva parlamentarizzazione, turbava sempre pi\u00f9 la vita costituzionale del paese, ma quello di combattere le organizzazioni sindacali dei lavoratori, che costituivano la sola forza rivoluzionaria capace di difendere lo Stato borghese contro il pericolo comunista o fascista\u201d (p. 213); \u201cChi avrebbe mai immaginato che Mussolini, cos\u00ec buon patriota quando conduceva la lotta contro i comunisti, i socialisti e i repubblicani, sarebbe diventato dall\u2019oggi al domani un uomo pericoloso, un ambizioso senza pregiudizi borghesi, un catilinario deciso a impadronirsi del potere anche contro il Re e contro il Parlamento? Era colpa di Giolitti se il fascismo era diventato un pericolo per lo Stato. Bisognava strozzarlo in tempo, metterlo fuori della legge fin dal principio, schiacciarlo con le armi come era stato schiacciato D\u2019Annunzio\u201d (pp. 232-233).<\/p>\n<p>Qual \u00e8, in definitiva, il messaggio che questo <em>pamphlet<\/em>, cos\u00ec provocatorio, consegna ai posteri? Ce lo dice, senza fronzoli, lo stesso Malaparte: \u201cLa particolare natura dello Stato moderno, la complessit\u00e0 e la delicatezza dei problemi politici, sociali ed economici che \u00e8 chiamato a risolvere, ne fanno il luogo geometrico delle debolezze e delle inquietudini dei popoli, e aumentano le difficolt\u00e0 che si debbono superare per provvedere alla sua difesa. (&#8230;) L\u2019opinione pubblica di quei paesi, nei quali l\u2019opinione pubblica \u00e8 liberale e democratica, ha torto di non preoccuparsi dell\u2019eventualit\u00e0 di un colpo di Stato. Una tale eventualit\u00e0 (&#8230;) non \u00e8 da escludersi in nessun paese\u201d (pp. 40-41).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/cultura\/2011-10-21\/malaparte-tecnica-colpo-stato-163834.shtml?uuid=Aacm7sEE\">Un&#8217;intervista al curatore di questa edizione (Giorgio Pinotti)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4H240kpV7s4\">Una scheda su Curzio Malaparte<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.malaparte.it\/\">Tutto su Malaparte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella di Kurt Erich Suckert (1898-1957: Curzio Malaparte \u00e8 un nom de plume) non costituisce un\u2019esperienza facilmente riassumibile. Arruolato nella Legione straniera, militante attivo durante il Primo conflitto mondiale, fascista della prima ora e giornalista di grande successo, Malaparte coltiva costantemente relazioni ed idee \u201cpericolose\u201d. 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