{"id":4690,"date":"2015-05-17T09:53:39","date_gmt":"2015-05-17T08:53:39","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=4690"},"modified":"2015-05-17T09:53:39","modified_gmt":"2015-05-17T08:53:39","slug":"leco-di-uno-sparo-massimo-zamboni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=4690","title":{"rendered":"L&#8217;eco di uno sparo (Massimo Zamboni)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/massimo-zamboni\/l-eco-di-uno-sparo\/978880622521\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.einaudi.it\/media\/img\/978880622521GRA.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"395\" \/><\/a>Al pari di <a href=\"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=2297\">Giovanni Lindo Ferretti<\/a> &#8211; ma con una traiettoria del tutto diversa da quella del carismatico frontman del suo vecchio gruppo &#8211; <a href=\"http:\/\/www.massimozamboni.it\/home.asp\">Massimo Zamboni<\/a>, che anche da ex CCCP resta sempre \u00a0<em>fedele alla linea<\/em>, rivela doti narrative non comuni. In questo testo ripercorre e approfondisce, riscoprendolo egli stesso, un momento cruciale e drammatico della storia della sua famiglia: la morte del nonno Ulisse, squadrista ucciso il 29 febbraio 1944 dai GAP di Reggio Emilia. \u00c8 difficile immaginare uno &#8220;scavo&#8221; pi\u00f9 sofferto per chi non ha certo coltivato una corrispondente eredit\u00e0, avendo maturato convinzioni del tutto opposte. Tuttavia la volont\u00e0 di capire prevale e, tra materiali d&#8217;archivio, rievocazioni storiche e racconti popolari, Zamboni <em>canta<\/em> una lunga genealogia di <em>creature<\/em> emiliane, di universi contadini, di fortune e ambizioni individuali e collettive. Chiarire la cornice lo aiuta a inquadrare la vicenda che lo riguarda da vicino; a comprendere meglio la crescita di un ceppo familiare che con il sudore e le bestie si \u00e8 arricchito e urbanizzato; a leggere le tensioni sociali nelle quali quella prosperit\u00e0 \u00e8 stata coinvolto sin dalla fine dell&#8217;Ottocento; a interpretare l&#8217;oscura ma elementare mescolanza di ragioni ideali e vendette private in cui, a partire da quelle primitive tensioni, i tanti protagonisti della guerra di Liberazione si sono trovati immersi quasi per un destino immutabile. D&#8217;altra parte l&#8217;eco dello sparo che ha causato la morte del nonno per mano del gappista &#8220;Muso&#8221; si \u00e8 fatta sentire ancora quando quello stesso partigiano \u00e8 stato assassinato, molti anni dopo, da un altro gappista, anch&#8217;egli a sua volta condannato a un orizzonte di sogni, rancori e atti inevitabilmente violenti.<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;inquietudine \u00e8 questo: ricercare, senza tregua, il nome che avevi&#8221;. Con una frase di Anna Maria Ortese, Zamboni sintetizza efficacemente la ragione del suo racconto e lo stato d&#8217;animo che ne ha attraversato la stesura. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9, questo libro, di un tuffo nel passato e nella memoria familiari. \u00c8 lo spicchio amaro di un&#8217;autobiografia collettiva, che vuole fare i conti con alcune delle pagine pi\u00f9 nere dell&#8217;identit\u00e0 nazionale e che non si accontenta di tracciare di una linea assoluta tra bene e male, n\u00e9, per\u00f2, rifiuta di individuarne coscientemente il rispettivo campo d&#8217;elezione. Il problema, infatti, non consiste nel modo con cui i vincitori si sono imposti sui vinti: la letteratura \u00e8 ampia, da Fenoglio in poi, e quanto al cd. &#8220;triangolo della morte&#8221; c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stato, tra gli altri, l&#8217;ottimo romanzo di <a href=\"http:\/\/www.garzantilibri.it\/default.php?CPID=1173&amp;page=visu_libro\">Alessandro Gennari<\/a>. Zamboni ambisce ad un livello diverso, che contempla il mettersi in discussione in prima persona e che, sia pur per il tramite di un&#8217;indagine quasi intimistica, proietta l&#8217;italianissimo e verghiano tema della <em>roba<\/em> nell&#8217;analisi del carattere socio-economico della guerra civile e dei suoi tanti e dolorosi strascichi. La via \u00e8 quella di un&#8217;anamnesi molto esigente; non trova tregua nell&#8217;attribuzione di una colpa, perch\u00e9 non sarebbe un&#8217;operazione sufficiente: al fondo la questione \u00e8 quasi genetica ed \u00e8 proprio il canto delle origini ad indicare il punto cui riannodarsi utilmente. C&#8217;\u00e8 qualcosa, in particolare, della gloriosa epopea di una civilt\u00e0 contadina presto sconvolta dalle tempeste del Novecento, che va custodito comunque e che consente, se coltivato, di interrompere l&#8217;eco di qualsiasi sparo. \u00c8 il grande giacimento di una <em>padanit\u00e0<\/em> apparentemente perduta, cos\u00ec lontana e cos\u00ec, sempre, incombente, nella quale Zamboni si addentra da consumato esploratore, alla ricerca di un personale e sofisticato elisir di nuova vita e di buona letteratura.<\/p>\n<p>Recensioni (di <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/25-aprile\/massimo-zamboni-leco-di-uno-sparo\">Marco Belpoliti<\/a>, di <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cultura\/comunista-conservatore-e-sua-guerra-civile-punk-1119202.htm\">Camillo Langone<\/a>, di <a href=\"http:\/\/www.alfabeta2.it\/2015\/05\/02\/il-nemico-dentro\/\">Andrea Cortellessa<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/leco-di-uno-sparo-di-massimo-zamboni\/\">Direttamente dal testo: tre estratti<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al pari di Giovanni Lindo Ferretti &#8211; ma con una traiettoria del tutto diversa da quella del carismatico frontman del suo vecchio gruppo &#8211; Massimo Zamboni, che anche da ex CCCP resta sempre \u00a0fedele alla linea, rivela doti narrative non comuni. 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