{"id":2371,"date":"2013-12-29T11:41:42","date_gmt":"2013-12-29T10:41:42","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=2371"},"modified":"2013-12-29T22:39:17","modified_gmt":"2013-12-29T21:39:17","slug":"la-certosa-di-pavia-una-visita-imperdibile-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=2371","title":{"rendered":"La Certosa di Pavia, una visita&#8230; imperdibile!"},"content":{"rendered":"<p><!--[if gte mso 9]><xml>\n<w:WordDocument>\n<w:View>Normal<\/w:View>\n<w:Zoom>0<\/w:Zoom>\n<w:HyphenationZone>14<\/w:HyphenationZone>\n<w:Compatibility>\n<w:BreakWrappedTables\/>\n<w:SnapToGridInCell\/>\n<w:WrapTextWithPunct\/>\n<w:UseAsianBreakRules\/>\n<\/w:Compatibility>\n<w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4<\/w:BrowserLevel>\n<\/w:WordDocument>\n<\/xml><![endif]--><\/p>\n<p><!--[if gte mso 10]>\n\n\n\n<style>\n \/* Style Definitions *\/\n table.MsoNormalTable\n\t{mso-style-name:\"Tabella normale\";\n\tmso-tstyle-rowband-size:0;\n\tmso-tstyle-colband-size:0;\n\tmso-style-noshow:yes;\n\tmso-style-parent:\"\";\n\tmso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;\n\tmso-para-margin:0cm;\n\tmso-para-margin-bottom:.0001pt;\n\tmso-pagination:widow-orphan;\n\tfont-size:10.0pt;\n\tfont-family:\"Times New Roman\";}\n<\/style>\n\n<![endif]--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.italiamappe.it\/mappa\/fotopercorsi\/1455.jpg\" width=\"325\" height=\"217\" \/>Prima avvertenza:<\/i> \u00e8 meglio se si riesce ad andarci in auto. \u00c8 vero che per chi arriva in treno c\u2019\u00e8 l\u2019apposita fermata in esatta corrispondenza del piccolo omonimo comune, raggiungibile senza disagi sulla tratta Milano-Pavia. Per\u00f2, anche se si viene sbalzati dalla ferrovia in sorprendente prossimit\u00e0 del lunghissimo muro di cinta del monastero, possono presentarsi alcune difficolt\u00e0, specialmente per chi si muove con trolley, borse o valigie varie. C\u2019\u00e8 un percorso pedonale, teoricamente assai suggestivo, proprio lungo il muro; ma il terreno fangoso e le frequentazioni faunistiche del vicino canale potrebbero non costituire la migliore delle accoglienze.<span style=\"mso-tab-count: 1;\"> \/\/ <\/span><i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Seconda avvertenza:<\/i> la Certosa \u00e8 ben connessa a tutte le vie di comunicazione. Eppure, salva la locale stazione dei Carabinieri, praticamente inglobata nell\u2019ingresso, gli immediati dintorni del pur enorme complesso architettonico paiono colpiti dalla pi\u00f9 classica delle desolazioni con cui sono costretti a convivere moltissimi dei patri monumenti. Escluderei da questo insopprimibile senso di disfacimento la stretta contiguit\u00e0 del monastero con il pi\u00f9 famoso e storico stabilimento della Galbani (eh si, proprio quello del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bel Paese<\/i>\u2026). \u00c8 un raffronto che suscita pi\u00f9 di qualche rilievo, per nulla negativo (da una <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">fabrica<\/i> all\u2019altra\u2026). <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span><span style=\"mso-tab-count: 1;\">\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La visita:<\/i> traguardati dal binario, i pinnacoli della Certosa spuntano in una leggerissima foschia. Ma non ci si sente nel XIV Secolo, anche se la posa della prima pietra risale all\u2019agosto del 1396. I silos dell\u2019industria del formaggio incombono e l\u2019idea, oggi, \u00e8 che, dietro l\u2019alta parete di mattoni che protegge gli antichi poderi dei monaci, si stia innalzando un\u2019eccentrica e avveniristica <a href=\"http:\/\/mw2.google.com\/mw-panoramio\/photos\/medium\/84663940.jpg\">Metropolis padana<\/a>. All\u2019entrata del cortile antistante alla chiesa, Quattrocento, Cinquecento e Seicento si lasciano finalmente raggiungere, come in successione, anche se in rigoroso ordine inverso (prima il Seicento, per gli edifici che fanno da contorno al cortile, poi il Cinquecento, per il cortile stesso, quindi il Quattrocento per l\u2019imponente struttura della chiesa). La <a href=\"http:\/\/www.visual-italy.it\/media\/images\/big\/pavese-certosa_di_Pavia-facciata-foto_U._Barcella.jpg\">facciata<\/a> \u00e8 policroma, anche se domina il bianco; \u00e8 maestosa e connotata da un\u2019unicit\u00e0 che \u00e8 complice con quella dello sguardo inevitabilmente stupito di ogni singolo visitatore. Si comprende facilmente la stratificazione di stili, idee e lavorazioni, frutto di un cantiere secolare. Le immagini e le storie scolpite impongono attenzione, specialmente attorno al portale. \u00c8 una fioritura di decorazioni, affiancate l\u2019una all\u2019altra.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Per entrare si passa dalla chiesa (S. Maria delle Grazie: il nome di tutto il complesso \u00e8 <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Gratiarum Chartusia<\/i>, da cui il GRA-CAR che si trova impresso in pi\u00f9 luoghi e in pi\u00f9 elementi della costruzione). Si deve attendere il proprio turno. La visita dura circa mezz\u2019ora e la guida \u2013 che altri non \u00e8 se non un monaco cistercense di origine brasiliana \u2013 finisce il proprio giro e torna a prendere il gruppo, che nel frattempo si \u00e8 spontaneamente accalcato davanti al cancello che separa il transetto, il coro e l\u2019altare dalla navata centrale. Nell\u2019attesa il visitatore non trova alcun genere di supporto esplicativo. Il <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">vuoto<\/i> non disturba, fa rima con l\u2019imponenza e l\u2019incidenza dei <a href=\"http:\/\/www.wga.hu\/art\/s\/solari\/guinifor\/certosa2.jpg\">volumi tardo-gotici<\/a>, davvero sorprendenti e paralizzanti. E invita alla scoperta disorientante degli affreschi e delle vetrate. Ma i poli d&#8217;attrazione sono effettivamente nel transetto: il monumento funerario di <a href=\"http:\/\/www.certosadipavia.com\/monumento\/munimentofunebre.jpg\">Ludovico il Moro e Beatrice d&#8217;Este<\/a>; il sepolcro di <a href=\"http:\/\/www.certosadipavia.com\/monumento\/Tomba%20GG%20Visconti.jpg\">Gian Galeazzo Visconti<\/a>; il <a href=\"http:\/\/www.certosadipavia.com\/images\/trittico1.jpg\">trittico<\/a> in avorio. Da subito si capisce che l\u2019illustrazione guidata corrisponde ad un testo recitato, imparato a memoria, concepito per essere ripetuto meccanicamente e, forse, di per s\u00e9 poco interessante. \u00c8 quasi una preghiera, un perdurante atto di riconoscenza agli Sforza e ai Visconti (finanziatori dell\u2019opera), oltre che a Dio: nel centro del magnifico <a href=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/07\/Certosa_di_Pavia_05.jpg\/800px-Certosa_di_Pavia_05.jpg\">coro<\/a> il monaco ci invita in modo disarmante alla recita collettiva del Padre Nostro. Capisco, tuttavia, che la visita di natura intimamente <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">devozionale<\/i> ha una sua precisa finalit\u00e0 e che, peraltro, colpisce veramente il piccolo pubblico dei turisti. E intuisco, allo stesso modo, che, se al posto del simpatico monaco brasiliano ci fosse un preparatissimo storico dell\u2019arte, la comitiva non sarebbe altrettanto sopraffatta dalla <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">dimensione della cosa<\/i>. Il punto \u00e8 che il rapporto con un bene culturale ha anche bisogno di ispirazione e di riverenza, e non solo se si tratta di un monumento di interesse religioso. La lezione ha una portata generale, per nulla scontata: nel patrimonio artistico c\u2019\u00e8 da comprendere e da approfondire, ma c\u2019\u00e8 anche da restarne <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">avvolti<\/i>. I due profili si sorreggono a vicenda.<span style=\"mso-tab-count: 1;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Il vero trionfo \u00e8 nei due chiostri. Il primo, quello piccolo, che offre la <a href=\"http:\/\/www.comuniverso.it\/img\/mygallery\/Certosa%20di%20Pavia,%20%20interno%20della%20Certosa%203.jpg\">vista pi\u00f9 suggestiva<\/a> alla cupola che sovrasta la chiesa e ai contrafforti che la sorreggono; e il secondo, quello <a href=\"http:\/\/www.visual-italy.it\/media\/images\/big\/pavese-certosa-chiostro_grande-foto_U.Barcella.jpg\">grande<\/a>, che fino al 1947 ospitava le celle dei certosini e che \u00e8 il pi\u00f9 autentico regno del silenzio. Del primo mi colpisce la raffinatezza del cotto lombardo, articolato in molteplici forme scolpite su tutti gli archi, oltre che sullo splendido fontanile laterale, cui i monaci si recavano per lavarsi. Il secondo \u00e8 immerso nel pallido sole di dicembre, con un placido gatto che ne sorbisce il tepore vicino ad una della innumerevoli colonne: \u00e8 come la piazza verde di una citt\u00e0 ideale, uno spazio assoluto sul quale si affacciano, ad intervalli regolari, le casupole seriali dei monaci. In un angolo si pu\u00f2 sbirciare sull\u2019enorme distesa di campi recintati in dotazione al convento. La guida ripete comp\u00ecta le regole e l\u2019organizzazione della vita di ogni certosa (v., ad esempio, la semplice <a href=\"http:\/\/www.certosini.info\/index.php\/i-certosini\/vita-quotidiana-in-certosa.html \">presentazione<\/a> dei certosini di Serra San Bruno); poi si viene fatti entrare in una delle celle, raccolte e <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">complete<\/i>, con camino, studiolo e piccolo orto-giardino.<span style=\"mso-tab-count: 1;\">\u00a0 <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">I pensieri che mi vengono subito in mente sono apparentemente un po\u2019 dissociati: devo rileggere <a href=\"http:\/\/www.neripozza.it\/libri_dett.php?id_coll=6&amp;id_lib=637&amp;segn=prossimamente\"><i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Altissima povert\u00e0<\/i><\/a> di Agamben; ho una voglia improvvisa della mia consueta quiete domestica. Cos\u00ec produco una riflessione forse troppo prosaica, ma tanto personale quanto sincera: in fondo, quando sono a casa, mi riposo e mi ricostruisco, e ci\u00f2 non solo perch\u00e9 trovo un momento di pausa, ma anche perch\u00e9 posso informare lo spazio che mi circonda alle mie pi\u00f9 spontanee e semplici esigenze, in senso <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">alternativo<\/i> a quella che \u00e8 la vita che normalmente conduco all\u2019esterno. Per questa ragione apprendo che la casa \u00e8, nella mia esperienza, lo specchio di un quotidiano e laico <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">bisogno certosino<\/i>. La visita termina nello shop della struttura, gestito dai cistercensi, attuali custodi della Certosa (ma lo sono stati anche in altre epoche, come \u00e8 accaduto anche per i carmelitani). Ci scappa l\u2019acquisto di una tisana confezionata sul posto e si esce nuovamente nel cortile di fronte alla facciata della chiesa, evitando (si sta facendo tardi&#8230;) l\u2019attigua <a href=\"http:\/\/www.museo.certosadipavia.beniculturali.it\/index.php?it\/137\/il-museo-e-la-gipsoteca\">gipsoteca<\/a>, che \u00e8 gestita dalla locale Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio (e che si trova nell\u2019antica Foresteria, poi Palazzo Ducale, residenza estiva dei Visconti). La nebbia comincia ad addensarsi; da queste parti \u00e8 un copione pressoch\u00e9 fisso e molto suggestivo. Si riparte con l\u2019immagine della <a href=\"http:\/\/www.santuarimariani.org\/sm-italia\/lombardia\/pavia\/images-pavia\/eu-i-certosadipavia16.jpg\">Madonna del Garofano<\/a>, ritratta nella Sala del Lavabo: un piccolo \u201csantino\u201d a mo\u2019 di cartolina, per ricordare la leggerezza di questa visita imperdibile.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.certosadipavia.com\/\">Il sito della Certosa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima avvertenza: \u00e8 meglio se si riesce ad andarci in auto. \u00c8 vero che per chi arriva in treno c\u2019\u00e8 l\u2019apposita fermata in esatta corrispondenza del piccolo omonimo comune, raggiungibile senza disagi sulla tratta Milano-Pavia. 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