{"id":1166,"date":"2013-03-23T11:11:27","date_gmt":"2013-03-23T10:11:27","guid":{"rendered":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=1166"},"modified":"2013-06-28T20:27:12","modified_gmt":"2013-06-28T19:27:12","slug":"larena-dei-perdenti-antonin-varenne","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/fulviocortese.it\/?p=1166","title":{"rendered":"L\u2019arena dei perdenti (Antonin Varenne)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/arena-perdenti-varenne-antonin-einaudi\/libro\/9788806211820\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/img2.libreriauniversitaria.it\/BIT\/240\/182\/9788806211820.jpg\" width=\"151\" height=\"240\" \/><\/a>Storpiando un adagio reso noto da un vecchio slogan pubblicitario, dovremmo sempre ripetere: \u201cdi <em>noir<\/em> francese ce n\u2019\u00e8 uno, come lui non c\u2019\u00e8 nessuno\u201d. Onore al merito, dunque, ai libri di Varenne, grande esponente di un genere glorioso e di una <em>scuola<\/em>, quella d\u2019Oltralpe, che da <a href=\"http:\/\/giallo.blog.rai.it\/2010\/01\/12\/i-noir-ritrovati-di-andre-helena\/\">H\u00e9l\u00e9na<\/a> a <a href=\"http:\/\/www.railibro.rai.it\/articoli.asp?id=120\">Izzo<\/a> ha generato una tradizione di grandi suggestioni e di grandi successi. Tuttavia, <em>L\u2019arena dei perdenti<\/em> non convince come <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/antonin-varenne\/sezione-suicidi\/978880620473\"><em>Sezione Suicidi<\/em><\/a>, e ci\u00f2 anche se si tratta di un libro pi\u00f9 intimo e profondo, forse pi\u00f9 importante, sia per l\u2019Autore (che nella nota conclusiva rivela di essersi ispirato ai racconti del padre), sia per il panorama letterario francese (che torna a confrontarsi drammaticamente con i temi del colonialismo, della guerra d\u2019Algeria, del reducismo che per lungo tempo si \u00e8 incistato nei ranghi della societ\u00e0 civile e della politica transalpine, condizionando esistenze individuali e mitologie collettive).<\/p>\n<p>La storia ha due momenti. La prima parte \u00e8 fatta del sovrapporsi di due vicende, apparentemente prive di collegamento. Da un lato \u2013 ci troviamo nel 2009 \u2013 assistiamo al processo di rapida degradazione e corruzione di un poliziotto boxeur, George Crozat, che dapprima cede alle lusinghe di un guadagno facile e si rende strumento di una ripetuta azione criminale, quindi ha un disperato sussulto d\u2019orgoglio che, per\u00f2, lo conduce quasi all\u2019autodistruzione. Dall\u2019altro siamo guidati nel passato dell\u2019occupazione militare francese dell\u2019Algeria, tra il 1957 e il 1959, e delle tante violenze che le forze speciali compiono nei confronti di tutti coloro che siano sospetti fiancheggiatori dei movimenti di liberazione nazionale: in questo quadro abbiamo modo di assistere all\u2019esperienza, sempre degradante e durissima, cui il giovane Pascal Verini, di famiglia di stretta militanza comunista, viene sottoposto nel suo periodo di ferma presso uno dei molti campi di prigionia e di tortura.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un punto di contatto tra George e Pascal, ed \u00e8 la figura dell\u2019algerino Rachid, <em>alias<\/em> Bendjema, che \u00e8, di fatto, il <em>detonatore<\/em> della seconda parte. L\u2019anziano ribelle \u00e8 uomo dalla duplice identit\u00e0, il sopravvissuto di una guerra storica che, rimasto impigliato in una dolorosa sete di vendetta e di sopravvivenza al contempo, fa interagire i destini degli altri due personaggi e li conduce a rendersi strumento di una resa dei conti complessiva, che possa scacciare le paure del presente e i fantasmi del passato. Ciascuno a suo modo, nella finale concentrazione di sofferenza in cui si riconoscono, George e Pascal riescono a farsi strada nell\u2019oscurit\u00e0 ed abbandonano Rachid-Bendjema all\u2019unico ruolo che gli resta, quello del combattente ormai malato, che torna nel suo paese per morire dove gi\u00e0 avrebbe potuto, dietro un sipario che ci rivela senza appello l\u2019impossibilit\u00e0 di riportare all\u2019indietro le lancette del tempo ormai perduto.<\/p>\n<p>Il fatto che <em>L\u2019arena dei perdenti<\/em> non risulti del tutto <em>vincente<\/em> (nonostante i tanti premi di cui \u00e8 stato insignito) non lo si deve al titolo posticcio (l\u2019originale \u00e8 <em>Fakirs<\/em>). Forse \u00e8 la mescolanza di profili sin troppo diversi a nuocere ad un romanzo che, in verit\u00e0, ne racchiude due, quello di George, l\u2019ottimo ed attuale interprete del pi\u00f9 tipico e \u201cdannato\u201d poliziotto <em>noir<\/em>, e quello di Pascal, <em>alter ego<\/em> della figura paterna e di un\u2019esperienza nazionale che non ha ancora superato i traumi di un colonialismo brutale. Il primo romanzo \u00e8 pressoch\u00e9 perfetto, e la descrizione degli incontri di boxe cui si sottopone Crozat, quello con Gabin e quello con Esperanza, ricorda da vicino il passo narrativo di London, Hemingway e Mailer, supremi estimatori della nobile arte. Il secondo, invece, \u00e8 troppo sentito, troppo personale, dai contorni troppo sbiaditi ed irrisolti, come se l\u2019Autore lo avesse scritto con la vista offuscata da lacrime ancora troppo calde. Anche questo, comunque, \u00e8 il <em>noir<\/em>, e l\u2019onest\u00e0 di scrittura di cui si dimostra capace Varenne vale pur sempre il prezzo di copertina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storpiando un adagio reso noto da un vecchio slogan pubblicitario, dovremmo sempre ripetere: \u201cdi noir francese ce n\u2019\u00e8 uno, come lui non c\u2019\u00e8 nessuno\u201d. 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