Questo libro merita un gioco.

Prendete il miglior Philip Marlowe del miglior Chandler, cose da Il grande sonno o da Il lungo addio, e poi pensate che questo detective, sfrontato ma ironico, non abbia la licenza, perché per un nero è difficile ottenerla, soprattutto nella Los Angeles degli anni ’60, delle tensioni razziali e delle prime sanguinose rivolte metropolitane. Infine, pensate che questo investigatore, di nome Ezekiel “Easy” Rawlins, giri per la città con la lampada di Diogene, ma protetto, questa volta, non da una botte, bensì da un innato senso degli affetti e delle sensazioni più forti e pure.

Ecco, questo è il protagonista di Little Scarlet.

Lei, Nola, alias “Little Scarlet”, è morta, picchiata e poi assassinata con una calibro 22. La rivolta ha infiammato le vie di L.A. La polizia sospetta che sia stato un bianco: troppo delicato aprire un’indagine ufficiale; l’incarico, quindi, tocca fatalmente al nostro eroe.

Il dubbio da sciogliere, però, è di ben più ampia natura: qual è il confine tra i bianchi e i neri? “Easy” si muove su questa linea, e con un’audacia che è pari soltanto ad un singolare senso morale, che si nutre della voglia di riscatto della sua gente e che si radica nelle energie segrete ed insondabili di una cultura dichiaratamente meticcia.

La soluzione del giallo arriva facilmente, forse troppo presto, ma con la stessa nonchalance con cui questo adorabile investigatore mescola durezza e human touch. La spiegazione dell’accaduto è sorprendente e si muove sempre sullo stesso e scivoloso confine, e ci conduce tutti, tragicamente, nell’abisso in cui è stato trascinato anche il colpevole.

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